Domenico senza cuore per oltre mezz’ora in sala operatoria mentre cercavano di scongelare quello “bruciato”

Il piccolo Domenico rimasto senza cuore per oltre mezz'ora mentre era steso sul lettino in sala operatoria aspettando il trapianto. Attimi concitati, durante i quali avviene la rimozione del cuore del bimbo – che dura circa 15 minuti – prima di scoprire che l'organo donato, arrivato da Bolzano, è avvolto in un "blocco di ghiaccio" e danneggiato, "bruciato" si dirà, per essere stato conservato con ghiaccio secco, anziché quello normale. Gli operatori tentano di scongelarlo, sciacquandolo ripetutamente con acqua tiepida e calda, e trascorrono almeno altri 20 minuti, prima di impiantarlo. Su cosa sia accaduto in quella finestra di tempo e sul calcolo preciso dei minuti sono in corso le indagini della Procura di Napoli. Gli inquirenti stanno cercando di rimettere in ordine tutti i fatti accaduto dal 23 dicembre scorso, il giorno dell'espianto del cuore donato a Bolzano e del trapianto all'ospedale Monaldi di Napoli, fino al 21 febbraio, giorno del decesso del bimbo di 2 anni e 4 mesi, tenuto in vita per 2 mesi grazie all'Ecmo, il macchinario della circolazione extracorporea.
Oggi l'autopsia su due cuori: quello di Domenico e l'altro bruciato
Il lasso di tempo di oltre mezz'ora emerge dall'incrocio delle relazioni e dichiarazioni rese dal team di operatori sanitari coinvolti nel trapianto e dagli orari delle conversazioni su whatsapp degli infermieri con altri colleghi. Tutti documenti acquisiti agli atti dell'inchiesta della procura di Napoli. Al momento il calcolo è approssimativo, perché manca una cronologia precisa. Quello che sembra assodato è che il cuore donato sia arrivato in ospedale alle 14,30 del 23 dicembre, come si evince dalle relazioni del primario dei trapianti pediatrici Guido Oppido e della chirurga incaricata dell'espianto a Bolzano, Gabriella Farina, rese al Monaldi il 30 dicembre scorso. Entrambi sono tra i 7 indagati della Procura e avranno modo di chiarire la propria posizione nel corso del prosieguo della vicenda. Per questi motivi, l'incidente probatorio con l'autopsia che si svolgerà oggi sarà fondamentale per chiarire questi aspetti. Gli accertamenti irripetibili avverranno su due cuori, quello donato dal bimbo di Bolzano, poi "bruciato", e quello del piccolo Domenico.
Il racconto di Oppido: "15 minuti per la cardiectomia"
Il primario Oppido si è sempre difeso, sostenendo di aver agito correttamente. All'attivo, ha detto, ha oltre 3mila interventi su bambini. Nel resoconto fatto al Monaldi del 30 dicembre, contenuto nella relazione di 295 pagine degli ispettori della Regione Campania, scrive che "alle ore 14,30 – del 23 dicembre 2025 (ndr) – l'equipe dell'espianto giungeva in sala operatoria con il contenitore termico. Veniva richiesta conferma della presenza dell'organo e della corretta esecuzione di tutte le procedure di conservazione; veniva inoltre richiesto di ripetere la cardioplegia ‘al banco'. Ottenuta conferma che tutto fosse conforme, si procedeva alla cardiectomia del cuore del ricevente". Questo è uno dei passaggi cruciali, perché qualcuno dell'equipe sanitaria dovrebbe aver dato l'ok sul cuore.
"Tale fase – prosegue Oppido, ossia quella della cardiectomia – richiedeva circa 15 minuti, durante i quali avrebbe dovuto avvenire contestualmente l'infusione di una nuova dose di cardioplegia ‘al banco'. Tuttavia, solo al completamento della cardiectomia si prendeva piena consapevolezza della criticità in atto: all'apertura del contenitore termico risultava impossibile estrarre il secchiello contenete il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio. Si constatava, pertanto, che il materiale refrigerante utilizzato non era ghiaccio convenzionale, bensì ghiaccio secco".
"Altri 20 minuti per scongelare il cuore donato"
"L'estrazione del secchiello dal frigorifero da trasporto risultava inizialmente impossibile – precisa il primario – solo dopo circa ulteriori 20 minuti e dopo l'utilizzo di un ingente quantitativo di acqua si otteneva uno scongelamento parziale che consentiva la rimozione del contenitore interno. L'estrazione dell'organo dai tre sacchetti sterili si rivelava anch'essa estremamente difficoltosa e prolungata, richiedendo numerosi lavaggi con soluzione salina inizialmente a temperatura ambiente e successivamente calda, in considerazione dello stato di profondo congelamento del cuore. Una volta ottenuto lo scongelamento, si procedeva alla ripetizione della cardioplegia. Nonostante il forte sospetto di un grave danno da congelamento dell'organo, in assenza di alternative si decideva di procedere ugualmente e con la massima rapidità all'impianto".
Le chat delle infermiere acquisite dalla Procura
Altri dati sugli orari dell'intervento arrivano dalle chat delle infermiere acquisite dalla Procura. Si tratta di conversazioni fatte con l'app di messaggistica Whatsapp. Ma bisogna precisare che non è detto che l'orario di inoltro dei messaggi sia corrispondente con quello effettivo delle procedure in sala operatoria. Una delle conversazioni, ad ogni modo, inizia alle ore 15,00. "Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco si è congelato – si legge nella trascrizione di uno dei messaggi – forse non lo può impiantare". E, ancora, "si è congelato tutto. Un'ora c'è voluto solo per cacciarlo dalla borsa buttando acqua calda. Tengo la mano destra tre polpastrelli che non li sento più". Alle 15,14, quindi circa 45 minuti dopo l'arrivo del cuore donato in sala operatoria, avvenuto come visto alle 14,30, in un altro messaggio si legge: "Il cuore per scongelarlo lo abbiamo messo nell'acqua calda, ti ho detto tutto. Se riparte è un miracolo". L'infermiera conferma che in quei momenti è in corso la procedura di anastomosi, ossia la manovra che serve per impiantare il nuovo cuore.
Oggi l'autopsia sul bimbo di 2 anni e 4 mesi
Oggi è previsto l'esame autoptico sul bimbo di 2 anni e 4 mesi. Il gip Mariano Sorrentino ha accolto l'istanza di ricusazione avanzata dal legale della famiglia Caliendo nei confronti di Mauro Rinaldi, uno dei tre periti nominati nel collegio, sostituendolo con il professor Ugolini Livi. Dall'autopsia, "ci aspettiamo che emergerà che si sarebbe potuta percorrere un'altra strada terapeutica in favore del piccolo Domenico – commenta l'avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia di Domenico – rendendolo trapiantabile quando poi è arrivato un secondo cuore. Vorremmo inoltre un approfondimento sull'eventuale lesione al ventricolo sinistro, evento riportato dai giornali, e sull'esatto orario del clampaggio aortico. Vogliamo con forza sapere dalla procura, se c'è la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi".