Domenico morto col cuore bruciato, al Monaldi inizia ispezione straordinaria della Regione

È cominciata oggi, 23 marzo, l'ispezione straordinaria della Regione Campania nell'ospedale Monaldi di Napoli in merito alla vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e mezzo del Nolano deceduto dopo avere ricevuto, a fine dicembre, un cuore danneggiato. Sulla morte del bambino la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo: per il momento sono iscritti nel registro degli indagati sette medici e, con un ulteriore filone, si indaga sul perché, dopo il trapianto fallito, non sia stato utilizzato un cuore artificiale.
Il team inviato dal presidente della Regione Roberto Fico, con la partecipazione anche di professionalità esterne alla Direzione generale della Salute, ha avviato le verifiche sull'organizzazione e l'operato dell'azienda ospedaliera. L'obiettivo è di fare chiarezza sulle condizioni che hanno reso possibile il tragico evento, capire se fossero note e se, in itinere, siano state adottate le misure necessarie più opportune.
Nella giornata di oggi, specifica l'agenzia Ansa, che ha annunciato l'avvio dell'ispezione, sono stati acquisiti i documenti relativi all'attività del Monaldi, compreso il periodo antecedente all'arrivo del piccolo nell'ospedale collinare, e alle procedure amministrative e sanitarie. L'ispezione andrà avanti nei prossimi giorni e, contemporaneamente, ci saranno altre ispezioni nei centri trapiantologici della Regione, per acquisire documentazione da esaminare.
L'ispezione parte dall'istruttoria che era stata condotta dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute nelle scorse settimane e che aveva accertato "un quadro di criticità più grave di quanto inizialmente emerso, con protocolli di trasporto e conservazione degli organi non aggiornati, mancato utilizzo di dispositivi di conservazione disponibili in Azienda, formazione del personale inadeguata, in un clima relazionale interno gravemente deteriorato e preesistente all'evento del 23 dicembre 2025 (giorno del trapianto, ndr), significativi ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie regionali e nazionali".