Chi erano Sara e Lyuba, le due donne uccise da Mario Landolfi a Pollena Trocchia
Sara Tkacz, nata nel 1997 a Santa Maria Capua Vetere, e Lyuba Hlyva, ucraina, classe 1977, sono le due donne uccise a distanza di circa 24 ore a Pollena Trocchia, provincia di Napoli, zona Vesuviana. L'assassino, reo confesso, è Mario Landolfi. Le vittime sono state identificate dai carabinieri tramite le impronte digitali rilevate sull’Opel Corsa grigia dell'uomo. Entrambe si prostituivano nella zona industriale di Gianturco.
Sara Tkacz, considerata dagli investigatori senza fissa dimora, è stata trovata con vistose ferite al cranio in un edificio abbandonato. Prima di sparire era stata vista entrare nel palazzo insieme a Landolfi. Non aveva con sé la borsa, lasciata a un’amica ancora non rintracciata. Anche Lyuba Hlyva è stata vista entrare con Landolfi in un cantiere, dove secondo un testimone avrebbe litigato con lui poco prima della morte. Vicino al corpo è stata trovata una parrucca. Secondo le testimonianze raccolte, e rivelatesi fondamentali per le indagini, le due donne avevano atteggiamenti diversi: la 29enne appariva più remissiva, mentre la 49enne sarebbe sembrata più insofferente e agitata.
Le due donne erano state condotte dall'uomo in uno stabile abbandonato e fatiscente, in Viale Italia a Pollena Trocchia, per fornire delle prestazioni sessuali dietro compenso. La tragica morte delle due donne è legata a doppio filo alle dinamiche di questa prestazione. I delitti, infatti, sono scaturiti da futili liti relative alle differenze di vedute sul prezzo da corrispondere per i rapporti sessuali. Dalla confessione di Landolfi emerge il ruolo e la dinamica specifica riguardante ciascuna delle vittime.
La vittima più giovane era stata avvicinata alla fermata dell'autobus in via Gianturco, quartiere dell'area Orientale di Napoli dove prolifera la prostituzione ad ogni ora del giorno. Landolfi ha dichiarato agli inquirenti di aver pattuito con lei un compenso iniziale di 100 euro; tuttavia, giunti al secondo piano della palazzina disabitata, la donna ha richiesto 150 euro. Questa richiesta ha – sono le indagini a stabilirlo – scatenato una colluttazione vicino alla tromba delle scale: la ragazza ha cercato di difendersi, ma è stata spinta e fatta precipitare nel vano ascensore.
La vittima più anziana, fatta salire in auto sempre in zona Gianturco (il giorno 16 maggio 2026), non è stata identificata per nome dall'indagato. In questo caso, la lite è nata per le modalità della prestazione: la donna pensava di essere portata in un albergo e aveva richiesto 80 euro per il rapporto e 35 euro per la stanza. Quando ha constatato che l'uomo intendeva consumare il rapporto nella palazzina in rovina, è nata una discussione. La donna ha reagito difendendosi e graffiando i polsi dell'aggressore, per poi essere spinta e uccisa con la medesima modalità dell'altra vittima. In sintesi, la pretesa da parte delle due donne di una somma di denaro leggermente più alta di quella pattuita o di un luogo più adeguato ha scatenato la reazione omicida per futili motivi dell'indagato, portando alla loro tragica fine.