Di Sandro Ruotolo

Ciao Mario, comincia per i tuoi cari, per tutti noi che vogliamo sapere la verità sulla tua morte, l’attesa per i risultati delle autopsie, la prima avvenuta in Colombia, la seconda quando la tua salma è arrivata a Roma. Nessuno di noi crede al suicidio. Il tuo corpo senza vita è stato trovato il 15 luglio. Tutti noi vorremmo sapere di più su cosa è successo negli ultimi giorni della tua vita. Ho conosciuto i tuoi genitori, tua cugina, poco prima che iniziasse la commemorazione pubblica dell’altra sera nella villa comunale di Napoli. Tua madre mi ha raccontato della tua ultima telefonata, quella dell’11 luglio quando ti sei mostrato preoccupato, deciso ad anticipare al 20 luglio il tuo rientro a Napoli. Di che avevi paura? E poi perché quando hai parlato al telefono hai ricordato a tua madre un episodio di tanti anni fa quando andavi a scuola? È come se le avessi voluto lanciare un messaggio.

Caro Mario ci sono tanti interrogativi che aspettano risposte. Non capisco questo silenzio assordante intorno alla tua morte da parte dell’informazione italiana. Sarebbe importante invece accendere i riflettori. Io l’ho detto ai tuoi cari, ai tuoi amici: non vi lasceremo mai da soli nella battaglia per conoscere la verità sulla tua morte. Il presidente della Camera, il ministro degli Esteri, il sindaco di Napoli si sono impegnati in questa battaglia. Ma sarebbe ancora più importante oggi coinvolgere l’opinione pubblica nella campagna per conoscere la verità sulla tua morte. Il nostro governo ha chiesto alla Colombia e all’Onu la massima collaborazione. Caro Mario, tu che hai vissuto da cittadino del mondo e fabbricatore di pace, hai il diritto che sulla tua morte ci sia chiarezza e che i valori in cui hai creduto si diffondano anche in quella parte del mondo dove sei morto.