Campania, proposta di legge regionale per garantire il medico di base alle persone senza fissa dimora

Una proposta di legge per garantire in Campania l'assistenza sanitaria di base anche alle persone senza fissa dimora è stata depositata oggi in Consiglio regionale. Il testo prevede la possibilità per i cittadini italiani senza dimora di iscriversi comunque alle liste degli assistiti delle Aziende sanitarie locali e scegliere un medico di medicina generale, accedendo così alle prestazioni garantite dal Servizio sanitario regionale.
L'iniziativa nasce da un problema amministrativo che riguarda molte persone in condizioni di marginalità. Per ottenere il medico di famiglia è necessario essere iscritti all'anagrafe e quindi avere una residenza. Chi perde la casa aggiunge dramma a dramma, visto che perde spesso anche la residenza e, di conseguenza, il diritto alla medicina di base. In questi casi l'unica porta di accesso alle cure resta il pronto soccorso, che però è pensato per le emergenze e non per il monitoraggio delle patologie croniche.
La relazione illustrativa allegata alla proposta sottolinea proprio questa contraddizione rispetto ai principi su cui si fonda il Servizio sanitario nazionale. Il sistema sanitario pubblico, ricordano i proponenti, «nasce con l'obiettivo di garantire la tutela della salute a tutta la popolazione senza distinzione di condizioni sociali». Tuttavia, per un difetto normativo legato al requisito della residenza, chi vive senza dimora rischia di rimanere escluso dall’assistenza territoriale e dal medico di base.
La proposta di legge punta quindi a colmare questo vuoto organizzativo. Il testo stabilisce che i cittadini italiani senza dimora e privi di assistenza sanitaria possano iscriversi alle liste delle ASL della Campania e scegliere un medico di medicina generale, con accesso ai livelli essenziali di assistenza (LEA) previsti per i cittadini residenti.
L’iscrizione avverrebbe su segnalazione dei servizi sociali e secondo modalità che la Giunta regionale dovrà definire con una deliberazione da adottare entro 60 giorni dall’eventuale approvazione della legge, dopo il parere della commissione consiliare competente.
La norma prevede inoltre la possibilità per la Regione di stipulare protocolli con associazioni e organizzazioni del terzo settore che operano nell’assistenza alle persone senza dimora, con l’obiettivo di favorire l’informazione e facilitare l’iscrizione al servizio sanitario. Dal punto di vista finanziario, il provvedimento stanzia 300mila euro l'anno per il triennio 2026-2028, risorse che saranno reperite nell’ambito dei fondi destinati ai livelli essenziali di assistenza del sistema sanitario regionale. Si è stimata una popolazione interessata dall’intervento, di almeno 8.000 assistiti. Il costo unitario sostenuto dal sistema sanitario regionale per il medico di base è in media 70 euro. Al costo totale di 560mila euro, cui va sottratta una quota consistente che si risparmierebbe dal mancato accesso ai Pronto soccorso.
La proposta anche politicamente è interessante, essendo il primo atto in assoluto della legislatura guidata da Roberto Fico proposto dai gruppi del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle insieme. In testa c'è Luca Trapanese, data la sua lunga esperienza da operatore nel sociale e da assessore comunale al Welfare a Napoli. Poi Bruna Fiola, presidente della commissione permanente sulle Politiche Sociali. E ancora i consiglieri Dem e pentastellati: Raffaele Aveta, Elena Vignati, Gennaro Saiello, Maurizio Petracca, Loredana Raia, Francesco Picarone e Giorgio Zinno. Nel Pd l'atto è firmato anche dal presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi.
Il testo introduce una clausola di monitoraggio: la Giunta regionale dovrà presentare al Consiglio una relazione sull'attuazione della legge dopo 2 anni dall'entrata in vigore e successivamente con cadenza triennale, indicando il numero delle persone senza dimora iscritte al servizio sanitario regionale, le prestazioni erogate e le eventuali criticità emerse.