Bimbo trapiantato a Napoli, il Monaldi: “Mercoledì consulto con esperti da tutta Italia”

Mercoledì ci sarà un nuovo consulto sulle condizioni del bimbo di due anni e 4 mesi a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, volto a valutare sia la fattibilità di un nuovo intervento, sia altre terapie: l'ospedale Monaldi ha organizzato un Heart Team coinvolgendo esperti da tutta Italia. Il piccolo resta, per il momento, in lista trapianti: dopo l'annuncio della madre, nel primo pomeriggio, è arrivata anche la comunicazione ufficiale da parte dell'ospedale Monaldi, dove il piccolo si trova ricoverato in coma farmacologico dallo scorso 23 dicembre, giorno in cui gli venne impiantato il cuore, arrivato da Bolzano, che si era rivelato non funzionante probabilmente per una inadeguata conservazione durante il trasporto.
Le condizioni del bambino trapiantato a Napoli
Nel bollettino medico diffuso in serata, l'ospedale collinare spiega che "le condizioni cliniche del piccolo paziente che ha ricevuto il trapianto in data 23/12/2025 si presentano stabili, in un quadro che permane di grave criticità". "L'Heart Team – prosegue la nota – sulla base della decisione assunta dal medico responsabile, ritiene che il piccolo paziente sia ancora idoneo a permanere in lista trapianto. Il paziente resta ricoverato in terapia intensiva sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche".
Il Monaldi: "Mercoledì nuova valutazione, esperti da tutta Italia"
Il bimbo è da oltre 50 giorni collegato all'Ecmo ma la lunga permanenza ha causato diversi danni agli altri organi. Mercoledì ci sarà una nuova valutazione, per capire se le condizioni del piccolo lo rendono ancora idoneo ad un nuovo trapianto e per vagliare anche la possibilità di sottoporre il piccolo anche ulteriori trattamenti terapeutici in aggiunta al trapianto.
"L'Azienda Ospedaliera dei Colli – aggiunge l'ospedale nel comunicato – si è attivata sin da subito nel coinvolgere i maggiori specialisti in campo pediatrico, anche attraverso le professionalità dell’Ospedale Santobono Pausilipon. Come anticipato nei giorni scorsi, il Polo di Cardiochirurgia dell’Azienda dei Colli è in rete con le principali strutture sanitarie del Paese che si occupano di trapianto di cuore pediatrico e ha lavorato per organizzare un Heart Team che porterà al Monaldi gli specialisti delle strutture italiane con i maggiori volumi in termini di trapianto pediatrico per una rivalutazione congiunta al letto del paziente".
Il parere negativo del Bambin Gesù
La famiglia del piccolo, assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi, aveva chiesto un secondo parere all'ospedale Bambin Gesù di Roma, struttura a cui si era rivolta anche il Monaldi per lo stesso motivo. Ieri, la risposta: secondo l'ospedale pediatrico il bimbo non può essere sottoposto ad un secondo trapianto, a causa delle complicanze insorte per l'uso del macchinario che lo sta tenendo in vita.
Sono stati infatti riscontrati emorragia cerebrale, una infezione non controllata e insufficienza renale, polmonare ed epatica, che costituiscono fattori ad alto rischio di mortalità in caso di una nuova operazione, anche per via delle terapie immunosoppressive contro il rigetto. Nonostante la risposta del Bambin Gesù, il medico che ha in cura il piccolo ritene che ci siano ancora delle speranze; da qui la scelta di organizzare l'Heart Team coinvolgendo i maggiori esperti italiani.
L'inchiesta della Procura: sei indagati
Sulla vicenda è in corso una inchiesta della Procura di Napoli (coordinata dall'aggiunto Antonio Ricci, pm Giuseppe Tittaferrante), nel registro degli indagati sono stati iscritti 6 sanitari, tra medici e paramedici, tutti del Monaldi; l'ipotesi di reato è di lesioni colpose.
I magistrati mirano a fare chiarezza su quello che è accaduto lo scorso 23 dicembre, quando l'equipe dell'ospedale napoletano era andata a Bolzano per prelevare il cuore che, nel pomeriggio, era stato poi impiantato al piccolo paziente e si era subito rivelato non funzionante. Secondo la famiglia, l'organo è stato danneggiato durante il trasporto, "bruciato" dall'utilizzo del ghiaccio secco al posto di quello naturale. Oggi la Procura ha ascoltato, come persona informata dei fatti, il cardiologo responsabile del follow up post trapianto; il medico si è dimesso il 29 dicembre 2025, sei giorni dopo l'intervento fallito.