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Bimbo morto col cuore bruciato, lettera da un futuro medico a Fanpage: “Sbagliare è umano… ma fino a che punto?”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una studentessa di medicina per il piccolo Domenico, morto all’ospedale Monaldi di Napoli due mesi dopo un trapianto.
A cura di Redazione Napoli
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L’ospedale Monaldi di Napoli (foto di archivio)
L’ospedale Monaldi di Napoli (foto di archivio)

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviataci da una nostra lettrice, Maria Felicia Napolitano, studentessa di medicina che spiega di aver scritto "questa lettera d'istinto, proprio in base al criterio etico che spero di incarnare un giorno come medico", in riferimento alla vicenda del piccolo Domenico, morto due mesi dopo un trapianto di cuore non riuscito all'ospedale Monaldi di Napoli, e per la cui vicenda, frutto di una concatenazione di eventi e che ha scosso tutta l'Italia, è stata aperta un'inchiesta.

La lettera inviata a Fanpage.it per il piccolo Domenico:

“Sbagliare è umano” … ma fino a che punto? Forse è quello che diremmo di fronte alla fatalità, a un imprevisto, alla sfortuna degli eventi. A quel punto la rassegnazione placherebbe la rabbia di un momento che mai nessuno vorrebbe vivere.

Ma l’umiltà, la coscienza, la premura, non dipendono dal caso e allevierebbero il dolore anche del più crudele dei destini.

Entri in una sala fredda, sconosciuta, sei solo, abbassi ogni difesa.
Intanto fuori, l’attesa di chi la vita te l’ha donata e ora ha affidato il dono più prezioso nelle mani di chi ha giurato che lotterà con tutte le sue forze contro il più spietato degli avversari.

L’attesa, la lotta, la speranza… questa dovrebbe essere la corretta catena degli eventi.

Invece all’improvviso hanno preso il sopravvento l’ombra, il dubbio, la mancanza di trasparenza verso chi aveva soltanto il diritto di sentirsi dire, qualunque fosse l’esito: ‘’Abbiamo fatto il possibile’’.

Ma questa volta non basterà rifugiarsi nel solo errore umano talvolta inevitabile; per cui abbiamo il dovere di chiedere scusa a te e alla tua famiglia, piccolo Domenico.

Tutto ciò non cancellerà il dolore, la rabbia, il flusso di pensieri su ciò che poteva essere evitato e non lo è stato; ma porterà luce sul fatto che la responsabilità non termina in sala operatoria.

Ogni famiglia che affida una vita non merita solo competenza, ma umanità e coscienza.

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