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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Bimbo morto al Monaldi, i quesiti dell’incidente probatorio sul trapianto col cuore “bruciato”

La Procura di Napoli ha chiesto un incidente probatorio per chiarire se siano state rispettate le linee guida durante le fasi del trapianto al piccolo Domenico Caliendo.
A cura di Nico Falco
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Se le linee guida sono state rispettate in merito al prelievo del cuore, al trasporto e al successivo trapianto: sono i quesiti della Procura di Napoli contenuti nella richiesta di incidente probatorio (che sarà vagliata nei prossimi giorni dal giudice) in merito al trapianto di cuore fallito che è costato la vita al piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e quattro mesi deceduto sabato scorso a Napoli; con la morte del piccolo l'ipotesi di reato è cambiata in omicidio colposo in concorso, nel registro degli indagati ci sono sette sanitari. Il bimbo era stato sottoposto ad un trapianto di cuore lo scorso 23 dicembre nell'ospedale Monaldi di Napoli ma l'organo era risultato irrimediabilmente danneggiato, verosimilmente per una inadeguata conservazione durante il trasporto da Bolzano a Napoli.

Bimbo morto dopo il trapianto, 7 indagati

Con la richiesta di incidente probatorio e l'autopsia, gli inquirenti mirano a fare chiarezza per ricostruire la catena di eventi che ha portato alla morte del piccolo, dopo 59 giorni in cui, con un cuore non funzionante e collegato all'Ecmo, il bimbo ha riportato dei gravi danni a vari organi; due giorni prima del decesso, l'esito dell'ultimo consulto, quello dell'Heart Center organizzato dal Monaldi: stesso parere dell'ospedale Bambin Gesù di Roma, le condizioni del piccolo non lo rendevano più adatto ad un ulteriore trapianto.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti sette sanitari, che hanno partecipato alle varie fasi del trapianto: dal prelievo dell'organo a Bolzano, all'espianto del cuore malato fino all'impianto del nuovo cuore che, però, sarebbe arrivato a Napoli già irrimediabilmente compromesso; secondo le prime risultanze a danneggiare il cuore sarebbe stato il metodo di conservazione: al posto di quello naturale sarebbe stato usato del ghiaccio secco che, raggiungendo temperature di -79 gradi, avrebbe "bruciato" l'organo.

Le domande della Procura di Napoli

L'incidente probatorio è uno strumento del diritto processuale penale che serve a "cristallizzare" la prova, che si tratti di testimonianze, perizie o ricognizioni, quando c'è pericolo di inquinamento, urgenza o quando riguarda soggetti vulnerabili o minorenni; consente l'assunzione anticipata della prova durante le indagini preliminari.

I quesiti posti dal pm, e a cui i consulenti dovranno dare risposta, sono focalizzati sulla sussistenza di profili colposi e il riscontro di negligenze, imprudenze e imperizie da parte dei sanitari che hanno avuto in cura il piccolo. Si dovrà stabilire, innanzitutto, se il 23 dicembre sono state rispettate le linee guida durante le operazioni di prelievo, di trasporto e di conservazione del cuore da impiantare al piccolo Domenico Caliendo.

Dovranno quindi essere verificate le condizioni dell'organo impiantato al bimbo e la eventuale presenza di alterazioni anatomiche e funzionali riconducibili a errori dei sanitari che si sono occupati del prelievo e del trapianto. Inoltre, i periti dovranno verificare la correttezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche dell'equipe dell'ospedale napoletano durante il trapianto. La Procura chiede di chiarire se siano stati rispettati i tempi e le procedure nell'intervento chirurgico, con particolare riferimento alla fase dell'espianto dell'organo malato.

I consulenti dovranno fare chiarezza anche sulla prevedibilità e la prevenibilità della morte del bambino e quando questa sia collegabile all'operato dei sanitari del Monaldi; se, in particolare, sarebbe stato possibile fare scelte alternative non solo durante il trapianto ma anche successivamente.

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