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Morte di Samuele, 3 anni, giù dal balcone a Napoli
20 Settembre 2021
16:56

Bimbo morto a Napoli: “Così ho fatto cadere Samuele, poi sono andato a mangiare una pizza”

Le dichiarazioni al pm del 38enne fermato a Napoli dalla Polizia di Stato e indagato per l’omicidio del piccolo Samuele, morto a 3 anni dopo essere caduto dal balcone al terzo piano di via Foria: “L’ho fatto perché in quel momento ho avuto un capogiro”. Il gip oggi ha convalidato il fermo per il pericolo di fuga.
A cura di Nico Falco
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Morte di Samuele, 3 anni, giù dal balcone a Napoli

"Sono uscito fuori al balcone, avendo sempre il piccolo in braccio, e appena uscito in prossimità della ringhiera ho avuto un capogiro. Mi sono affacciato dal balcone mentre avevo il bambino in braccio perché udivo delle voci provenire da sotto, a questo punto lasciavo cadere il bambino di sotto. L'ho fatto perché in quel momento ho avuto un capogiro". Così Mariano Cannio ha spiegato quei tragici istanti della morte di Samuele, il bimbo di tre anni precipitato dal balcone di casa sua venerdì 17, intorno alle 13.

"Sono andato a mangiare una pizza alla Sanità"

Dopo la morte del bimbo, ha continuato durante l'interrogatorio, "non mi sono nemmeno affacciato perché ho avuto paura infatti mi sentivo in colpa per quello che era accaduto". Quindi ha lasciato velocemente l'abitazione, è andato nel Rione Sanità, dopo ha mangiato una pizza perché aveva "una fame nervosa scaturita dalla paura". Poi si è fermato in un bar e alla fine è ritornato nell’abitazione dove è stato rintracciato in serata dagli agenti della Squadra Mobile, che lo hanno sottoposto al fermo con l’accusa di omicidio.

I poliziotti, diretti da Alfredo Fabbrocini, hanno bussato con insistenza all’uscio ma senza ottenere alcuna risposta. Quindi per farsi aprire hanno usato uno stratagemma: una bolletta della luce infilata sotto la porta, che dopo pochi istanti è stata presa dall’interno, conferma che c’era qualcuno in casa. Il 38enne, che soffre di problemi psichiatrici ed è in cura presso un centro di igiene mentale, lavorava come collaboratore domestico presso la famiglia e in altre abitazioni e negozi della zona.

Cannio ha riferito di avere da poco cominciato a lavorare presso la casa del piccolo, tanto che ancora non aveva fornito il suo numero di cellulare alla madre. Inoltre, ha specificato, non aveva detto alla famiglia di essere in cura né di soffrire di schizofrenia, diagnosi che gli era stata fatta dal medico che lo aveva in cura e che gli aveva prescritto la terapia che stava seguendo.  Anche quella mattina era andato della casa per occuparsi delle pulizie. Con lui c’era anche la madre del bambino, che era però in un’altra stanza e non ha assistito alla scena.

Questa mattina si è tenuta l'udienza di convalida del fermo. Davanti al gip Cannio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per il gip la circostanza del capogiro (tra l'altro non riferita in prima battuta) non appare credibile: è parso infatti verosimile che l'uomo abbia accusato il malore soltanto nel m0mento in cui aveva in braccio il bambino, per poi tornare lucido un attimo dopo e lasciare l'abitazione cercando, seppur in modo molto maldestro, di far perdere le proprie tracce. Il provvedimento è stato convalidato ed è stata disposta la custodia in carcere, nel reparto per pazienti con problemi psichici.

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