Bimbo morto a Napoli, avvisi di garanzia e cellulari sequestrati al Monaldi. I medici: “Fatto il possibile”

La Procura ha notificato 6 avvisi di garanzia a medici e paramedici coinvolti nel trapianto di cuore al piccolo Domenico, morto oggi, dopo 59 giorni. Sequestrati i cellulari.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Immagine di repertorio
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La Procura di Napoli ha notificato sei avvisi di garanzia e sequestrato i cellulari a sei operatori sanitari dell'ospedale Monaldi, nell'equipe sanitaria che si è occupata del trapianto di cuore del piccolo Domenico, il bimbo di 2 anni e 4 mesi morto questa mattina, sabato 21 febbraio, dopo 59 giorni di ricovero, tenuto in vita tramite il macchinario Ecmo, dopo la fallita operazione. Si tratta dei sei professionisti già iscritti nel registro degli indagati negli scorsi giorni. L'ipotesi contestata negli avvisi di garanzia è ancora quella di lesioni colpose gravissime. Ma nei prossimo giorni, sarà probabilmente trasformata in omicidio colposo, alla luce della morte del piccolo. La salma è stata sequestrata per l'autopsia.

Nella giornata di oggi, i carabinieri del Nas sono tornati nella struttura che afferisce all'Ospedale dei Colli, che si trova nella Zona Ospedaliera di Napoli ed hanno sequestrato i cellulari dei sei indagati, su disposizione dei magistrati della VI Sezione "Lavoro e colpe professionali", guidata dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, con il procuratore aggiunto Antonio Ricci. Le indagini mirano a ricostruire le comunicazioni intercorse tra medici e paramedici dal 23 dicembre 2025, giorno dell'operazione, fino al decesso avvenuto a oggi.

Gli avvocati del cardiochirurgo: "Fatto tutto il possibile"

Tra gli indagati figura il cardiochirurgo Guido Oppido, il medico che ha eseguito il trapianto di cuore, difeso dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes. "Siamo convinti sin d'ora – affermano i legali – che ha fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso, e tutto quanto era umanamente possibile, per salvare la vita del piccolo Domenico, peraltro lottando contro il tempo e contro i minuti. Di fronte al dramma di questo bimbo e al dolore della famiglia, c'è solo un sentimento immediato di cordoglio, commozione, e profondo rispetto per la madre e per i familiari tutti: come difensori del dottore Guido Oppido, attendiamo fiduciosi la ricostruzione degli eventi che gli inquirenti e gli accertamenti tecnici sapranno certamente offrire".

Le indagini sulla correttezza dell'espianto

L'inchiesta si è allargata, intanto, anche a Bolzano, dove si indaga per ricostruire tutti i passi eseguiti il 23 dicembre scorso. L'avvocato Francesco Petruzzi, che difende la famiglia del piccolo Domenico, ha riferito che un filone delle indagini si concentra anche sulla ricostruzione della correttezza dell'espianto del cuore, che poi sarebbe stato conservato con il ghiaccio secco, erroneamente, in luogo di quello normale. Verifiche in corso per capire se possano "esserci stati danni all'organo già in fase di espianto – ha affermato Petruzzi -una ipotesi che ci è stata paventata in procura. Lì c'era anche un'altra equipe che era venuta per prelevare altri organi, potrebbe esserci stata una sovrapposizione".

Da verificare poi i motivi del trasporto del cuore da Bolzano, in Trentino Alto Adige, a Napoli, in un box sanitario di plastica, non dotato di strumenti di monitoraggio della temperatura. Al vaglio anche le date di acquisto e la disponibilità dei box di ultima generazione per il trasporto degli organi. Secondo quanto emerso dall'audit interno del Monaldi nell'ospedale ce ne sarebbero stati tre di nuova tecnologia, rimasti inutilizzati, ma è possibile che l'equipe partita da Napoli non ne fosse stata messa a conoscenza. I Nas di Trento, che collaborano alle indagini, stanno anche cercando di individuare chi avrebbe fornito a Bolzano il ghiaccio secco. Tra gli altri dubbi da chiarire, infine, tutta la procedura eseguita nella sala operatoria. E, infine, un'ultima domanda: perché il cuore sia stato impiantato, nonostante fosse danneggiato.

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