L’arresto di Elvira Zagaria nel 2015
in foto: L’arresto di Elvira Zagaria nel 2015

Si era rifugiata in una lussuosa villa Boville Ernica, in provincia di Frosinone. E lì, in quello che viene considerato uno dei borghi più belli d'Italia, continuava ad incontrare gli affiliati. Secondo gli inquirenti continuava a tenere in mano le redini del clan, al cui comando era subentrata dopo l'arresto del fratello, il superboss Michele "Capastorta". Elvira Zagaria, ritenuta figura di spicco del sodalizio camorristico dei Casalesi, è stata arrestata questa mattina, 20 agosto, in una operazione congiunta della Squadra Mobile di Frosinone e dei militari della Guardia di Finanza di Frosinone, arrivata dopo indagini coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Frosinone.

La donna, gravata da numerosi precedenti penali, era stata arrestata nel 2015 insieme ad altri esponenti della fazione criminale fondata dal fratello e accusata di associazione mafiosa: era risultata coinvolta durante le indagini che avevano fatto luce sulle infiltrazioni del clan Zagaria nell'imprenditoria, compresi gli appalti ospedalieri di Caserta, culminate con l'emissione di ordinanza cautelare per 24 persone e sequestri per milioni di euro. Quando le inchieste avevano spazzato via il gotha della fazione, dopo l'arresto del fratello, di tutti gli affiliati maschi ai vertici e la morte del marito, Francesco Zagaria, Elvira Zagaria era diventata la donna boss a capo del clan. Il 28 marzo 2019 è stata condannata in secondo grado a 7 anni per associazione mafiosa. Detenuta nella casa circondariale di Messina, il 31 maggio 2019 era stata scarcerata a seguito di una specifica istanza e le erano stati concessi i domiciliari che stava scontando nella villa di Boville Ernica.

Da quando aveva lasciato il carcere, però, aveva ripreso a pieno titolo il controllo del gruppo di camorra. Gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Frosinone e i militari del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza hanno scoperto che quella villa del borgo medievale era diventata la sua roccaforte, dove poteva continuare a ricevere pregiudicati e altri affiliati per dare direttive. E c'era anche il "passaggio segreto": una uscita riservata in luogo non visibile, che poteva essere utilizzata sia per eventuali fughe, sia per ricevere visite senza che dalla strada se ne accorgessero. Gli investigatori hanno documentato, in una circostanza, che nell'edificio era presente un altro affiliato al clan Zagaria, anche lui pregiudicato per associazione mafiosa, che aveva raggiunto il paesino del Frustinate partendo dal Casertano. Gli elementi raccolti dalle forze dell'ordine hanno portato alla richiesta dell'aggravamento della misura cautelare alla Corte di Appello di Napoli: per Elvira Zagaria si sono aperte le porte del carcere romano di Rebibbia.