21 Luglio 2022
21:41

“Antimo non era camorrista”, a Ponticelli presidio per vittima innocente del duplice agguato

Presidio a Ponticelli per Antimo Imperatore, il 56enne ucciso con Carlo Esposito nel duplice agguato di ieri: l’uomo.
A cura di Nico Falco
Foto Gaia Martignetti – Fanpage.it
Foto Gaia Martignetti – Fanpage.it

Antimo Imperatore non era un camorrista, ma è l'ennesima vittima collaterale delle guerre tra clan che si combattono tra le strade cittadine; morto da innocente, perché era accanto all'obiettivo dell'agguato e con lui è stato ucciso. È il messaggio che da ieri urlano i familiari del 56enne e che è stato rilanciato anche oggi pomeriggio durante il presidio di Libera che si è tenuto a Ponticelli, a pochi passi dal rione Fiat, roccaforte dei De Micco – De Martino, dove ieri mattina c'è stato il duplice omicidio.

Presidio a Ponticelli per Antimo Imperatore, vittima innocente di camorra

In strada una cinquantina di persone, tra cui diversi familiari del "tuttofare" 56enne che hanno ribadito che l'uomo non aveva nessun rapporto con la malavita organizzata e che si trovava nell'appartamento di via Eugenio Montale per montare una zanzariera. Perché di questo viveva: tuttofare conosciuto nel quartiere, eseguiva piccoli lavoretti di manutenzione in cambio di qualche decina di euro. Una versione che collima con quanto emerso fino ad ora dalle indagini delle forze dell'ordine: l'uomo non risulta inquadrato in dinamiche malavitose.

Il duplice agguato nel rione Fiat, 37enne si costituisce ai carabinieri

Per l'agguato si è costituito ai carabinieri, ieri mattina, il 37enne Antonio Pipolo. L'uomo, ritenuto collegato al clan De Micco, si è detto responsabile e in tarda serata è stato emesso nei suoi confronti il fermo per duplice omicidio aggravato. L'obiettivo sarebbe stato quindi soltanto Carlo Esposito, 29 anni, anche lui legato ai De Micco; il particolare fa ritenere che si sia trattato di una epurazione interna al gruppo criminale.

La scelta di costituirsi di Pipolo, che si sarebbe consegnato ai carabinieri perché temeva ritorsioni, apre a due scenari: potrebbe far pensare che l'omicidio sia maturato per altri motivi, seppur in contesti camorristici, e che non sia stato commesso con il placet del gotha dei De Micco – De Martino, ma è anche possibile che l'uomo si sia costituito per non dover rispondere della pressione investigativa sul quartiere conseguente all'omicidio di un innocente.

(ha collaborato Gaia Martignetti)

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