Poche migliaia di euro per comprare un mezzo usato e un paio d'ore per costituire un'associazione. Basta questo per entrare nel business delle ambulanze private, approfittando di falle normative e della mancanza di controlli, e cominciare a guadagnare: fino a mille euro per un singolo trasporto, spremendo fino all'ultimo i pazienti e i loro familiari. L'anomalia, in realtà già presente da anni, è ancora più evidente in questi mesi di emergenza coronavirus: con tutte le ambulanze oberate di lavoro spesso agli utenti restano solo quelle non autorizzate. A lanciare l'allarme, per l'ennesima volta, Paolo Monorchio, medico ortopedico dell'ospedale Pediatrico Santobono-Pausilipon, presidente del Comitato di Napoli della Croce Rossa Italiana.

Dottore Monorchio, lei ha parlato di ambulanze abusive: cosa si intende?

Per il trasporto dei pazienti occorrono delle autorizzazioni sanitarie, lo stesso personale deve essere formato e specializzato, avere dei brevetti di soccorso specifici. Ci sono invece piccole associazioni, a volte proprio fittizie, che non hanno nulla del genere. Non ci sono nemmeno garanzie che effettuino la sanificazione delle ambulanze che utilizzano o che la facciano in modo corretto, e, specie in questo periodo, sappiamo quanto sia importante che il mezzo di soccorso e tutti gli strumenti siano adeguatamente puliti prima di un nuovo trasporto.

Ma non esiste un registro delle associazioni?

C'è un registro delle associazioni di volontariato che ne conta migliaia e dove genericamente viene indicato chi si occupa anche di servizi di ambulanze. Ogni singola associazione, però, deve essere autorizzata anche dall'Asl di competenza. C'è un ufficio che gestisce i permessi ma non esiste un registro consultabile attraverso cui l'utente possa verificare che l'associazione a cui si sta rivolgendo sia effettivamente autorizzata per quel tipo di trasporto. In questo modo chiunque può improvvisarsi soccorritore: basta costituire un'associazione, acquistare un'ambulanza usata (se ne trovano anche a 4 o 5mila euro, ndr), metterla in strada e iniziare.

Lei diceva che già in passato si è occupato della questione, anche con denunce.

Negli anni scorsi ci siamo rivolti alle forze dell'ordine denunciando che ambulanze di questo tipo sostavano davanti al Loreto Mare e al Cardarelli e impedivano alle associazioni in regola di avvicinarsi. Spesso personaggi legati a queste associazioni salivano anche in reparto, contattando direttamente chi aveva bisogno del servizio di trasporto e, con atteggiamenti prevaricatori, cacciavano gli altri soccorritori, anche nel caso questi ultimi fossero arrivati perché chiamati dal paziente. Anche adesso che le ambulanze non possono più stare davanti agli ospedali loro riescono ugualmente ad arrivare ai pazienti, disseminando i corridoi di bigliettini o perché avvisati da qualcuno all'interno.

Lei crede che si possa parlare di infiltrazioni della criminalità nel settore ambulanze?

Non abbiamo evidenze di una regia, di un interesse diretto di gruppi di camorra. Di sicuro su queste ambulanze ci sono anche persone che appartengono a quel sottobosco criminale e lo si capisce dal modo con cui si pongono. Non solo nei confronti dei soccorritori, ma anche verso i pazienti stessi, che sono già in difficoltà perché preoccupati per la propria salute e che vengono intimiditi da questi atteggiamenti e ne diventano succubi.

Quali cifre vengono richieste per un trasporto privato da questo genere di associazioni?

Il sindaco Luigi De Magistris ha parlato di mille euro. Noi sappiamo che per un trasporto nell'ambito della stessa città di Napoli sono arrivati a chiedere anche 400 euro. Probabilmente chiederanno anche altri soldi nel caso l'ambulanza sia costretta ad attendere il turno davanti al Pronto Soccorso, quindi è facile raggiungere un totale di mille euro. Purtroppo le ambulanze sono poche, la gente deve per forza rivolgersi ad un privato e può incappare in questi non autorizzati che ne approfittano pretendendo cifre folli.

Come Croce Rossa avete riscontrato questa anomali anche in altre città italiane?

Purtroppo succede soltanto in Campania. Ci confrontiamo con gli altri comitati della Croce Rossa ma al nord non è mai emerso un problema del genere. Eppure basterebbe che, durante le verifiche sulle ambulanze, venisse chiesto di esibire anche i brevetti e le autorizzazioni dell'Asl per fermare questi abusivi. Noi e le altre associazioni in regola siamo sottoposti a una serie di controlli, dobbiamo avere una serie di requisiti obbligatori. Quello che chiediamo è che venga fatta chiarezza in questo settore e che venga fermato chi sta usando questa emergenza per lucrare.