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Affetta da obesità severa e con un tumore all’utero: salvata al Moscati di Avellino

La donna, 51enne napoletana, sta bene ed è stata già dimessa dall’ospedale: la soddisfazione dell’ospedale irpino.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Una paziente affetta da tumore all'utero e in condizioni di obesità severa, è stata operata con successo all'Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino: appena tre giorni dopo, le sue condizioni erano tali da poter essere già dimessa senza complicanze post-operatorie. Merito dell'équipe medica che l'ha operata nel nosocomio irpino, sottoponendola ad una isterectomia radicale robot-assistita. Si tratta, spiegano dall'ospedale, di uno dei casi più complessi mai affrontati in ambito ginecologico robotico.

La donna è una 51enne originaria della provincia di Napoli, 175 chili per 1,47 metri di altezza, con indice di massa corporea di 81 kg/m², che fino all'arrivo al Moscati non aveva trovato strutture disposte ad operarla a causa dell'elevatissimo rischio legato alla sua condizione. Presa in carico dall'Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, diretta da Mario Ardovino, con la collaborazione della Unità operativa Malattie Endocrine, Nutrizione e del Ricambio, di cui è responsabile Anna Luisa Leo, e dagli anestesisti dell’Unità operativa di Terapia Intensiva, diretta da Angelo Storti, la donna è stata sottoposta prima ad un protocollo nutrizionale e metabolico intensivo, che ha portato a una riduzione di peso di 12 kg in circa un mese e poi all'operazione vera e propria.

"L’obesità rappresenta uno dei principali fattori di rischio per il carcinoma dell’endometrio", spiega il dottor Mario Ardovino, "l’eccesso di tessuto adiposo favorisce una maggiore produzione di estrogeni e uno stato infiammatorio cronico che stimola la proliferazione endometriale. E le donne con obesità grave hanno una probabilità da tre a sette volte superiore rispetto alla popolazione normopeso di sviluppare questa neoplasia". L'intervento è stato eseguito con il sistema robotico Da Vinci Xi, piattaforma di chirurgia mininvasiva di ultima generazione che permette una visione tridimensionale ad alta definizione e una precisione millimetrica dei movimenti. "Abbiamo accettato una sfida complessa e l’abbiamo vinta grazie al lavoro di squadra, alla preparazione dei professionisti coinvolti e alle potenzialità della chirurgia robotica. L’intervento dimostra", ha spiegato ancora Ardovino, "che, con la giusta pianificazione e le tecnologie adeguate, è possibile operare in sicurezza anche pazienti a rischio elevato".

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