
Mancano esattamente tre mesi al voto amministrativo. Il 24 e il 25 maggio di cittadini di Salerno e Avellino, i due capoluogo della Campania che dovranno scegliere il nuovo sindaco e le assemblee cittadine, andranno alle urne per eleggere i successori di Enzo Napoli, che si è dimesso lo scorso 16 gennaio con più di anno di anticipo dalla fine del suo mandato, e di Laura Nargi disarcionata appena un anno dopo il suo insediamento per i dissidi interni alla sua maggioranza e per volontà dei consiglieri vicini all’ex sindaco Gianluca Festa.
Ma, se in Irpinia la sfida per la fascia tricolore per quanto sentita e partecipata dai partiti difficilmente avrà punto di caduta nazionale, quella salernitana invece, ha già iniziato a creare non pochi malumori a Napoli e a Roma. Questo perché il candidato in pectore è ancora una volta Vincenzo De Luca, uno che per dirla tutta non ha mai smesso negli ultimi trentatré anni, di fare campagna elettorale, anche quando ha ricoperto altri incarichi istituzionali.
D’altro canto proprio le dimissioni anticipate di Enzo Napoli sono state imposte dalla forza della moral suasion deluchiana, che oramai libero dagli impegni a Palazzo Santa Lucia sta dedicando ogni sua energia per cercare di battere i suoi precedenti record è diventare per la quinta volta sindaco di Salerno. Dopo le prime due esperienze maturate negli anni ’90 del secolo scorso, 1993 e 1997, e poi quelle del 2006 e del 2011, De Luca è convinto di poter replicare senza colpo ferire il solito schema civico rivelatosi fino a oggi vincente: lui, come l’uomo solo al comando, senza la zavorra dei partiti, il solo capace di governare con pugno fermo e autoritario, sempre e comunque contro tutto e tutti.
Di certo, contro la «politica politicante, le mezze pippe, gli imbecilli, le bestie», contro chi produce solo “fumo con la manovella, i cafoni e le nullità” di ogni specie subumana. Il trattato narrativo è stato ampiamente testato e collaudato, non ha bisogno di essere spolverato, se non di qualche piccolo adattamento, ma niente di particolarmente dirompente e molto probabilmente anche in questa circostanza consentirà al suo interprete di varcare la soglia di Palazzo di Città, dove tutto è iniziato e dove è anche giusto che tutto finisca. È un cerchio che si chiude e non può che concludersi, almeno nei desideri di De Luca, in questo modo.
Eppure, è in questa inevitabilità politica, si cela l’errore comunicativo più grande che De Luca rischia di commettere, dopo esser stati per lungo tempo e per molti un modello, un esempio di comunicatore perfetto. Inarrivabile e irraggiungibile. A Vincenzo De Luca, so bene che firmando questo articolo rischio di finire nel girone dove già albergano i portaseccia, i farabutti, gli sfessati, i consumatori abusivi di ossigeno, le anime morte e qualche chiavica, vorrei suggerire questa volta di saltare il turno elettorale.
Di fare un passo indietro, o, se preferisce, di lato. Dovrebbe ritagliarsi il ruolo di cui la città e i salernitani hanno più bisogno per uscire dalla palude: quello di Padre nobile, di promotore e facilitatore autorevole, nessuno meglio di lui, di una diversa e autentica classe dirigente. Più che Sindaco è il momento che De Luca diventi un Maestro.
In passato, prima con le sindacature di Mario De Biase ed Enzo Napoli, ma anche quando è stato a Roma in parlamento o al ministero e a Napoli alla guida della Campania, ha come riflesso condizionato di tanti leader tarpato le ali ai più promettenti, ha reciso le ambizioni di chi poteva togliergli luce e spazio. Insomma, ha preferito in tante occasioni scegliere e affidarsi a persone che pur avendo competenze e qualità mai avrebbero rappresentato un pericolo o potevano far ombra alla sua stella.
Il contesto però è cambiato, non per una questione anagrafica ci mancherebbe, Ciriaco De Mita è stato sindaco di Nusco fino a 94 anni, ma perché come diceva un altro democristiano a tutto tondo, Alcide De Gaspari, il politico pensa alle prossime elezioni, un leader alle prossime generazioni. Ecco, De Luca deve scegliere se pensare da politico o se essere un leader che aiuta Salerno.