A Napoli code per la zuppa di cozze il Giovedì Santo nonostante i casi di Epatite A

Una tradizione centenaria, che risale ai tempi dei Borbone, quella della zuppa di cozze a Napoli e che in tantissimi, ieri, Giovedì Santo, hanno deciso di onorare e rispettare, nonostante i numerosi casi di Epatite A che si sono registrati nelle ultime settimane a Napoli e provincia in particolare, ma in generale in tutta la Campania. Moltissimi napoletani, dunque, ieri sera, giovedì 2 aprile, sono andati in centro e hanno affollato i tanti ristoranti che preparano la zuppa di cozze come da tradizione, come documentato da Fanpage.it. "Guadate, questa è la paura che c'è a Napoli" dice un uomo, mostrando le persone in code all'esterno de "A' figlia d'o marenaro", uno dei ristoranti più noti, in città, per la zuppa di cozze.
Qualcuno in fila, però, ravvisa una diminuzione delle presenze rispetto all'anno scorso, raccontando anche di un amico pescatore che, a fronte di 700 chili di cozze venduti per il Giovedì Santo lo scorso anno, ne ha venduti soltanto 70 chili, il 10%, per la zuppa di cozze di questo 2026. Non mancano, poi, gli scettici. Un uomo in fila, ai microfoni di Fanpage.it, ha affermato: "Io penso che sia una falsità questa dell'Epatite ed è una delle tante cose che si dicono per creare notizia".
"La tradizione vince la paura" ha affermato Assunta Pacifico del ristorante "A' figlia d'o marenaro", mostrando il dehor esterno pieno di gente. "Napoli è una città intelligente, le malattie ci sono sempre state" ha invece dichiarato Giuseppe Scicchitano, titolare del ristorante che porta il suo nome e figlio di Assunta Pacifico. "Seguiamo tutte le regole che ci vengono imposte – ha detto ancora Scicchitano -. C'è stata un'ordinanza che ha vietato il pesce crudo, ma la cozza cuoce due volte, anche a più di 100 gradi".