La generosità e l'inventiva dei napoletani non si fermano nemmeno durante questo periodo di pandemia da Coronavirus, anzi. E allora ecco che, proprio nel capoluogo campano, o meglio, nel cuore della città, al Rione Sanità, nasce il "tampone sospeso", iniziativa che richiama naturalmente la tradizione del "caffè sospeso", offerto nei bar della città da centinaia di anni a coloro che non possono permettersene uno.

Sulla scia della tradizione della tazzulella raccontata da Luciano De Crescenzo e Riccardo Pazzaglia, anche il "tampone sospeso" permetterà, a chiunque lo voglia, di pagare un tampone a prezzi popolari (quindi meno di quanto costi attualmente nei centri di analisi privati, una cifra che si aggira intorno ai 18 euro) a coloro che non possono permetterselo e che, in questi tempi di emergenza sanitaria, non possono e non devono vedersi negato il diritto alla salute. L'iniziativa, a cura della Fondazione San Gennaro e dell'associazione Sanità Diritti in Salute, prenderà il via come detto al Rione Sanità, precisamente nella chiesa di San Severo, al centro del quartiere, il prossimo lunedì.

"Tutto nasce dalla convinzione che solo attraverso una campagna tamponi di massa, con conseguente individuazione dei soggetti positivi, si può evitare un aumento del contagio e, in un momento di grande crisi economica come quello attuale, il costo del tampone deve essere contenuto" afferma l'avvocato Angelo Melone, presidente dell'associazione Sanità Diritti in Salute.

La storia del caffè sospeso

Sulla scia della tradizione del caffè sospeso, a Napoli sono nate negli anni tantissime iniziative solidali. Quella del caffè, però, come detto ha radici molto antiche, anche se le prime tracce documentate risalgono soltanto agli inizi del Diciannovesimo secolo, come ricordato in molti libri di De Crescenzo. L'usanza entra però a far parte del tessuto sociale di Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale, in un periodo di grande crisi economica, quando nei bar della città si era soliti pagare due tazzine di caffè ma consumarne soltanto una, lasciando l'altra a un avventore in difficoltà, che non può permetterselo. La tradizione, anche se in misura minore, è diffusa a Napoli, ma non solo, ancora oggi.