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Viaggia 17 ore con la figlia per tornare a casa per Pasqua: “1000 euro per spostarsi, pullman unica soluzione”

Sara (nome di fantasia) ha viaggiato per 17 ore con la figlia di 10 anni per tornare a casa in Calabria da Varese. “Voli troppo cari, treni costosi”, ha spiegato a Fanpage.it. “Un’ingiustizia che colpisce migliaia di famiglie lontane”.
A cura di Giulia Ghirardi
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Mamma e figlia che salgono sul pullman – (Immagine di repertorio)
Mamma e figlia che salgono sul pullman – (Immagine di repertorio)

Chi vuole tornare a casa durante il periodo pasquale deve spesso vedersela con prezzi altissimi dei trasporti. Fanpage.it sta raccogliendo le testimonianze dei vostri viaggi. Se anche tu hai avuto un'esperienza simile o stai avendo difficoltà nel tornare a casa per le feste, scrivici a segnalazioni@fanpage.it o clicca qui.

Sono le 11:00 del mattino di oggi, mercoledì 1 aprile, quando Sara (nome di fantasia) scende dal pullman con la sua bimba di 10 anni. "Sono appena arrivata a casa dopo 17 ore di viaggio", ha raccontato a Fanpage.it. Sara è partita ieri intorno alle 18:00 da Varese, scegliendo quella che ha definito "l'ultima spiaggia": un pullman lento, scomodo e pieno di fermate, "pur di rivedere la mia famiglia". Non una scelta, ma una rinuncia.

La sua storia, però, non è un'eccezione, ma la fotografia di cosa significhi ancora oggi, nel 2026, vivere lontano da casa in Italia dove, spesso, le feste, le ricorrenze e i tentativi di tornare alle proprie radici finiscono per trasformarsi in un ostacolo economico e logistico sempre più difficile da superare per migliaia di italiani e di italiane.

La storia di Sara

"Ogni volta è una tragedia", ha esordito Sara a Fanpage.it che a Varese non ha nessuno: niente genitori, fratelli, nipoti. La sua vita è lì, ma le sue radici sono altrove e tornarci, quando lavoro e scuola lo permettono, ha un prezzo altissimo.

Sara ha raccontato che, sommando i costi dei voli aerei della tratta Milano – Lamezia Terme per due persone, navette aeroportuali, noleggio auto per spostarsi e spese accessorie, avrebbe speso intorno ai 1300 euro totali. "Questo avendo una casa dove siamo ospitate altrimenti i costi sarebbero molti di più", ha rincarato. Una cifra che, per molte famiglie, equivale a uno stipendio intero.

Il treno, poi, non è una soluzione migliore. Esiste, sì, ma è complicato e caro. "Bisogna arrivare a Milano, cambiare a Bologna, affrontare coincidenze e tempi incerti", ha continuato Sara a Fanpage.it. "Io sono giovane e posso anche farlo, ma un anziano no". E anche volendo, il costo resta proibitivo: circa 300 euro a testa. "Non esattamente un'alternativa accessibile per trascorrere tre giorni in famiglia".

Così, non resta che il pullman: ore infinite di viaggio, poche soste, sedili stretti. "Mia figlia ha pianto durante il viaggio, si lamentava del dolore alla gambe dopo decine di ore in viaggio", ha ricordato ancora Sara, sottolineando che non si tratti soltanto di una questione di comodità, ma di una vera e propria "prova fisica ed emotiva".

"Sono distrutta, devastata", ha ammesso al telefono mentre scendeva dal pullman, dando voce a una stanchezza che va oltre il viaggio stesso. Dietro il suo racconto ci sono, infatti, frustrazione e rabbia. Sara parla apertamente di ingiustizia, di un sistema che penalizza chi vive lontano dalla propria famiglia. Eppure, non chiede privilegi, ma diritti: "Deve cambiare il sistema", ha concluso a Fanpage.it. L'idea è semplice: "Garantire agevolazioni per il ricongiungimento familiare, rendere possibile ciò che oggi è diventato un lusso".

Perché Sara non è la sola a vivere questa condizione. Nei giorni scorsi Fanpage.it ha raccontato anche la storia di una mamma single con due figli che è stata costretta a rinunciare alle vacanze di Pasqua in famiglia in Puglia a causa dei costi proibitivi dei mezzi di trasporto, e quella di Marco, fuorisede a Milano, che ha dovuto abbandonare l'idea di tornare dalla famiglia in Sicilia per le vacanze pasquali perché "i voli costavano fino a 600 euro".

Così, tutte queste storie restituiscono l'immagine di migliaia di persone che ogni Natale, Pasqua o estate si trovano davanti alla stessa scelta: spendere cifre insostenibili o rinunciare a tornare a casa. Una distanza che, dunque, non è più solo geografica, ma sociale. Perché il risultato è un Paese spaccato, dove la mobilità interna esiste solo per chi può permettersela e dove il diritto agli affetti, molto spesso, diventa subordinato al prezzo di un biglietto. Un Paese dove, nei fatti, una madre è costretta ad affrontare 17 ore di viaggio con una bambina di 10 anni pur di riabbracciare la propria famiglia perché, per loro, non esistono altre soluzioni accessibili.

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