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Il caso dei cecchini italiani a Sarajevo

Un primo testimone depone alla Procura bosniaca sui safari umani di Sarajevo: “Parlerò dei politici coinvolti”

Aleksandar Ličanin, ex volontario in un’unità corazzata serbo-bosniaca durante l’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1996 ha deposto come testimone alla Procura di Bosnia ed Erzegovina. Il 63enne ha detto che avrebbe parlato del presunto coinvolgimento di politici locali nei cosiddetti “safari umani”.
A cura di Enrico Spaccini
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Il muro di auto costruito dai cittadini di Sarajevo per proteggersi dai cecchini (foto da LaPresse)
Il muro di auto costruito dai cittadini di Sarajevo per proteggersi dai cecchini (foto da LaPresse)
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Oggi, mercoledì 4 marzo, un uomo si è presentato agli uffici della Procura della Bosnia ed Erzegovina per testimoniare in merito ai cosiddetti "safari umani di Sarajevo", sui quali sta indagando anche la Procura di Milano. Si tratta di Aleksandar Ličanin, il quale durante l'assedio serbo tra il 1992 e il 1996 era volontario in un'unità corazzata serbo-bosniaca nel quartiere Grbavica. Intervistato dal giornalista investigativo croato Domagoj Margetić, ha dichiarato che avrebbe parlato dei cecchini anche stranieri che pagavano per uccidere civili e anche del presunto coinvolgimento di politici locali.

L'inchiesta milanese sui "safari umani" di Sarajevo ha portato nelle settimane scorse a un primo indagato per omicidio volontario continuato e aggravato. Si tratta di Giuseppe Vegnaduzzo, oggi 80enne ed ex autotrasportatore, che davanti agli inquirenti ha negato ogni suo coinvolgimento.

Stando a quanto emerso, ci sarebbe anche un secondo presunto cecchino identificato dagli investigatori, il quale avrebbe affermato di essere andato a Sarajevo a uccidere civili. Ad accumunarli ci sarebbero la passione per la caccia e la vicinanza a idee di estrema destra. Secondo il giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni e la criminologa Martina Radice, gli italiani che avrebbero partecipato ai "safari umani" sarebbero più di cento.

Ličanin, invece, ha detto che avrebbe raccontato alla Procura bosniaca di quello che ha visto durante il suo servizio a Grbavica, un quartiere di Sarajevo che durante la guerra era sotto il controllo dell'esercito serbo, e nel Cimitero Ebraico, dal quale i cecchini serbi, e si ipotizza anche stranieri, sparavano sui cittadini. Al giornalista Margetić, il 63enne ha assicurato che avrebbe parlato anche del presunto coinvolgimento di politici locali. In particolare di Aleksandar Vučić, attuale presidente serbo, che secondo il giornalista croato avrebbe avuto un ruolo centrale nella vicenda.

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