Una decisione arriverà soltanto il 10 dicembre. Sarà allora, quando ormai saranno passati più di cinque anni dalla scomparsa dell'imprenditore Mario Bozzoli, che si capirà se uno dei nipoti dell'uomo, Giacomo Bozzoli, dovrà affrontare un processo con le pesantissime accuse di omicidio volontario aggravato e distruzione di cadavere. La procura è convinta della colpevolezza del nipote, rimasto l'unico imputato per la vicenda (erano stati indagati in precedenza anche il fratello e due ex dipendenti di Mario Bozzoli): secondo il procuratore aggiunto Silvio Bonfigli, che ha raccolto l'eredità di quasi cinque anni di indagini, è stato Giacomo Bozzoli, la sera dell'8 ottobre 2015, a uccidere lo zio, proprietario assieme al fratello Adelio (e padre di Giacomo) della fonderia di Marcheno, in provincia di Brescia, e poi a farne sparire il corpo.

La scomparsa dell'imprenditore Mario Bozzoli: cinque anni di misteri

L'omicidio sarebbe avvenuto proprio all'interno della "fonderia dei misteri", che nel frattempo è stata chiusa. Da lì, la sera dell'8 ottobre 2015, partì l'ultima telefonata dell'imprenditore 50enne alla moglie: "Faccio una doccia, mi cambio e torno a casa". A casa, però, Mario Bozzoli non è più tornato. A differenza di quanto ipotizzato in un primo momento, il corpo senza vita dell'imprenditore non sarebbe finito in uno dei forni della fonderia – nonostante accurate indagini non sono stati infatti ritrovati resti -, ma sarebbe stato portato via dal nipote Giacomo in un sacco. Indizi, ma nessuna prova concreta. E infatti, mentre il procuratore aggiunto e le parti civili – la moglie e i figli di Mario Bozzoli – hanno chiesto il rinvio a giudizio per il nipote, la difesa di Giacomo Bozzoli ha chiesto il "non luogo a procedere" proprio per mancanza di prove.

Uno dei misteri italiani

In attesa della decisione del giudice per l'udienza preliminare di Brescia Alberto Pavan, attesa appunto per il 10 dicembre, la scomparsa di Mario Bozzoli rischia di rimanere uno dei tanti misteri italiani finora senza soluzione. Una vicenda inserita nel contesto della piccola media impresa di famiglia, tipica del tessuto industriale italiano. È proprio per dissidi di natura imprenditoriale ed economica, oltre che per la presunta ossessione di Giacomo per lo zio (testimoniata anche dall'ex fidanzata del fratello), che sarebbe maturata secondo gli inquirenti la decisione di ucciderlo e farne sparire il corpo. Mario Bozzoli non è però l'unica vittima: legata alla sua scomparsa c'è anche la misteriosa morte di Beppe Ghirardini, ex operaio della fonderia di Marcheno ritrovato cadavere nei boschi pochi giorni dopo la scomparsa dell'imprenditore. Nel suo stomaco gli sono state trovate due capsule di cianuro: la famiglia non ha mai creduto al suicidio.