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Safari umani a Sarajevo, l’avvocata del 64enne interrogato: “Si è inventato tutto, ha fatto suoi i racconti di amici”

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il 64enne genovese residente ad Alessandria (Piemonte) indagato dalla Procura di Milano nell’inchiesta sui safari umani a Sarajevo. La sua avvocata, Licia Sardo, ha spiegato che tutto quello che ha dichiarato nei giorni scorsi è stato un “millantare racconti di amici”.
A cura di Enrico Spaccini
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I civili che corrono lungo la "sniper alley" cercando di evitare il fuoco dei cecchini (foto da LaPresse)
I civili che corrono lungo la "sniper alley" cercando di evitare il fuoco dei cecchini (foto da LaPresse)
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"Era solo un millantare racconti che aveva appreso da gente che è andata là. Non è mai andato in Bosnia e non ha nemmeno fatto il servizio militare, perché ritenuto inabile". È questa la difesa del 64enne della provincia di Alessandria (in Piemonte) che la Procura di Milano ha convocato per oggi, lunedì 13 aprile, in Tribunale per un interrogatorio nell'inchiesta dei "safari umani" di Sarajevo. In alcune interviste, l'uomo aveva raccontato di essere andato in Bosnia ed Erzegovina tra il 1992 e il 1995, durante la guerra, per combattere con un gruppo paramilitare e di aver appreso dei "safari a pagamento" che andavano in scena nella capitale assediata, ma di non averne mai preso parte. Affiancato dalla sua avvocata Licia Sardo, davanti al pm Alessandro Gobbis si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande e in una breve memoria ha sostanzialmente ritrattato tutto quello che aveva dichiarato ai cronisti.

Gli indagati nell'inchiesta su Sarajevo

Il 64enne, originario di Genova e ora residente nella provincia di Alessandria, è il quarto indagato per omicidio volontario continuato e aggravato dai motivi abietti dalla Procura di Milano ed è il secondo che viene interrogato dagli inquirenti. Lo scorso 9 febbraio, infatti, un ex autotrasportatore friulano di 80 anni era comparso davanti al pm Gobbis per rispondere ad alcune domande. L'uomo si sarebbe vantato in passato di essere andato nella Jugoslavia di allora a "caccia" di umani, ma in Tribunale ha negato tutto, anche di essere mai andato a Sarajevo.

Oggi è stato il turno del 64enne genovese. Alcune settimane fa, intervistato da diversi giornali, aveva dichiarato di aver "combattuto" in Bosnia dopo essersi "intruppato in una formazione paramilitare serba" e di aver conosciuto "persone di Milano che facevano dei charter. Qualcuno andava anche per divertirsi". Convocato dal pm Gobbis, si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha depositato una memoria di due pagine nella quale smentisce tutto quello che ha detto finora.

"Ha fatto sue storie che era meglio dimenticare"

"Era semplicemente un millantare racconti che aveva appreso da gente che effettivamente è andata là", ha spiegato la sua avvocata, Licia Sardo, ai cronisti al termine del colloquio: "Ha raccontato cose che gli sono state raccontate, perché lui non ha mai potuto fare neanche il servizio militare, perché non era abile. Sono tre giorni che non dorme, un'accusa del genere è pazzesca". La legale ha aggiunto: "Ha sempre lavorato al comune di Genova, quindi abbiamo prodotto tutto lo stato di servizio, non avrebbe neanche potuto allontanarsi, era sposato. Cosa avrebbe detto la moglie? Vado a fare un giro per sparare qualcuno?".

Il 64enne, dunque, avrebbe raccontato nelle interviste quello che aveva sentito dire da alcuni conoscenti. "Alcuni suoi amici ci sono andati", ha continuato Sardo, "ma da lì a dire che era come andare alla caccia alla tigre, ‘pago 10mila euro per la testa di un civile', ce ne corre. È chiaro che non andavano ad ammazzare donne e bambini, né pagavano per andare". L'ex dipendente comunale genovese, dunque, non si sarebbe mai nemmeno arruolato con formazioni paramilitari serbe: "Frequentava ambienti della destra, ma non è mai andato là. Si è fregiato, anche se c'era poco da fregiarsi, di cose non sue, e ha raccontato cose come se le avesse vissute lui", ha concluso la sua avvocata: "Era appassionato di queste cose e nelle organizzazioni di amici, nelle scuole di tiro, al poligono, parlavano di questo. E lui ha fatto sue storie che era meglio dimenticare".

Nella sua memoria, il 64enne ha spiegato di aver saputo dai racconti di amici di viaggi dall'Italia verso la Bosnia "su piccoli aerei", guidati da persone che si qualificavano "come mercenari" e che chi prendeva quegli aerei veniva assoldato "da gruppi militari e paramilitari" e pagava i voli, ma non versava soldi per "andare a sparare". Inoltre, ha scritto, quelle persone non avrebbero sparato "direttamente sui civili", i quali sarebbero stati colpiti come vittime collaterali, "come succede da sempre nelle guerre". Il 64enne ha ribadito che "mai avrei potuto permettermi di pagare per andare a giocare alla guerra".

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