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Rubano file al commercialista Gian Gaetano Bellavia, oltre 100 vip nelle sue carte: a processo un’ex collaboratrice

La Procura di Milano ha disposto il rinvio a giudizio con citazione diretta per un’ex dipendente dello studio di Gian Gaetano Bellavia, noto commercialista ed esperto.
A cura di Ilaria Quattrone
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Gian Gaetano Bellavia (Fonte: Report, trasmissione Rai)
Gian Gaetano Bellavia (Fonte: Report, trasmissione Rai)

Un milione di file rubati: è questa l'accusa nei confronti di una ex colloboratrice dello studio di Gian Gaetano Bellavia, il noto commercialista ed esperto consultato dai magistrati e anche varie trasmissioni come Report in onda su Rai3 e 100 minuti su La7.

A darne notizia è il quotidiano Il Corriere della Sera, il quale specifica che la Procura di Milano ha disposto, per la donna, il rinvio a giudizio con citazione diretta. La decisione arriva a seguito delle indagini e della denuncia deposta proprio da Bellavia, che l'ha accusata di "accesso abusivo a sistema informatico". La presunta copiatura sarebbe avvenuta tra il 18 giugno 2024 e il 25 settembre 2024. Dopo la denuncia, sono state subito avviate le indagini che sono state chiuse in tempi molto stretti.

"Questa vicenda, in realtà, è molto più complessa e articolata di quanto non emerga dalla denuncia-querela depositata, che, a nostro avviso, riporta una versione dei fatti non aderente a quanto accaduto e, comunque, incompleta. Peraltro, la collaborazione tra la mia assistita, professionista molto qualificata ed esperta, e il Dott. Bellavia ha avuto una durata quasi ventennale: per poter inquadrare correttamente la vicenda oggetto del presente procedimento, pertanto, è certamente necessario conoscere ulteriori circostanze ed eventi, di estremo rilievo, occorsi nel tempo", ha precisato l'avvocato Andrea Puccio, che difende la professionista.

"Allo stato, comunque, l’intenzione è quella di adottare un approccio ispirato alla ragionevolezza: infatti, con il nuovo difensore del Dott. Bellavia, recentemente subentrato (dopo la rinuncia al mandato da parte del precedente avvocato Gian Luigi Tizzoni), si sta cercando di lavorare proprio in questa direzione, nell’ottica di addivenire a un accordo transattivo tombale tra le parti". 

Mentre l'avvocatoPuccio sostiene che la vicenda sia molto più complessa; Bellavia collega la copiatura dei file al fatto che la professionista – che precisiamo essere stata una collaboratrice ventennale di Bellavia che ha collaborato alla stesura dei documenti oggetto della denuncia – abbia poi iniziato a lavorare per due società di investigazioni. File, che come precisato dal noto commercialista in un documento che sarebbe stato depositato in Procura senza timbro formale ma entrato comunque nel fascicolo, conterrebbero dati "ad altissima sensibilità".

Non è chiaro come questo atto sia finito agli atti visto che, infatti, non ha timbro formale. Di conseguenza quindi non sarebbe dovuto entrare a far parte del fascicolo d'indagine. Ma, in ogni caso, lungo il testo è scritto che tra i file rubati potrebbero esserci atti prodotti quando Bellavia lavorava come consulente per le Procure, che poi non sarebbero stati utilizzati dai magistrati nei processi perché contenenti dati personali non penalmente rilevanti o che riguardavano terzi.

Lungo lo stesso documento, sono poi stati inseriti una serie di nomi che risulterebbero dai file copiati. Tra questi: Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann. Ancora il Ceo di Coima Manfredi Catella, finito nell'inchiesta sull'urbanistica, Bettino Craxi, Massimo D'Alema, Luigi Di Maio. E fino all'ex presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni, Alberto Di Rubba, Lamberto Dini, Ennio Doris. Ci sarebbe anche Geronimo La Russa, uno dei figli del presidente del Senato, Flavio Briatore, Luca Barbareschi, Giuseppe Graviano, Irene Pivetti, Gianni Letta, Claudio Lotito, Cesare Previti e Giulio Tremonti. 

Alcuni di loro sarebbero stati clienti del commercialista, altri erano al centro di inchieste in cui Bellavia era nominato consulente dalla Procura. In un atto formale, invece, Bellavia sostiene che ci sarebbero altri file che sarebbero stati rubati da hard disk, che si trovavano in un armadio dello studio, dove potrebbero esserci anche carte che sarebbero state sottoposte dai giornalisti di Report all'esperto per una valutazione. Documenti che poi non sarebbero stati utilizzati in onda.

Al di là dell'accusa rivolta nei confronti dell'ex collaboratrice, andrebbe approfondita come mai Bellavia conservasse ancora quei dati e, soprattutto, che tipologia dei dati, come siano stati custoditi se rispettando le normative previste o meno.

Fratelli d'Italia chiede "chiarezza"

Sulla vicenda si è espressa anche Fratelli d'Italia. In una nota diffusa chiede "chiarezza riguardo la vicenda del commercialista milanese Giangaetano Bellavia, che secondo notizie di stampa sarebbe stato vittima della sottrazione di milioni di file. Un furto per cui il professionista, noto perché spesso consulente della trasmissione Report, ha sporto denuncia e su cui la Procura di Milano avrebbe deciso in questi giorni il rinvio a giudizio di un'ex dipendente dello studio di Bellavia".

E prosegue: "Al di là però della vicenda giudiziaria l'aspetto che emerge in maniera inquietante, ed è il punto su cui Fratelli d'Italia pone la propria attenzione, è la commistione di ruoli in capo a Bellavia. In pratica, questi per conto delle Procure è consulente e perciò ha da diverso tempo accesso a informazioni, documentazioni e carteggi riservati. A sua volta, però, lo stesso Bellavia svolge privatamente il ruolo di consulente per conto della trasmissione Report, dove con tutta evidenza può usufruire ed utilizzare delle informazioni riservate di cui è in possesso appunto in quanto consulente delle Procure".

"È chiaro a tutti – dichiara ancora Fdi – che questa situazione pone un palese conflitto di interessi. Ed è su questo che Fratelli d'Italia pretende chiarezza: capire se le Procure erano a conoscenza del duplice ruolo di Bellavia e se abbiano messo in atto tutte le dovute garanzie, e se sì quali, affinché questa grave commistione fosse evitata, garantendo così la riservatezza delle informazioni a cui aveva accesso Bellavia".

"Al contrario, invece, se ciò non sia avvenuto per quale ragione c'è stata una simile sottovalutazione. È sotto gli occhi di tutti la gravità del fatto che un consulente delle Procure faccia sui medesimi argomenti anche da consulente in veste privata per trasmissioni o singoli soggetti che svolgono attività di ‘inchiesta'. Un tema che porremo all'attenzione del ministro Nordio, al fine di chiarire una vicenda che presenta fin troppi aspetti inquietanti", conclude il partito di Via della Scrofa.

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