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Remigration Summit a Milano per “cacciare gli immigrati”, ma per la Lega è antidemocratico chi vuole vietarlo

Il 18 aprile a Milano si dovrebbe svolgere il Remigration Summit, un evento che promuove l’idea di un’espulsione di massa delle persone straniere. C’è un ordine del giorno che chiede, sostanzialmente, di vietarlo. Per la Lega milanese, però, chiederlo è indice di un atteggiamento “antidemocratico”.
A cura di Ilaria Quattrone
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Non dovrebbe essere un tema divisivo, eppure per assurdo lo è. Parliamo del Remigration Summit, ovvero l'evento che ha alla base l'idea di incentivare in Italia la remigrazione delle persone straniere e che si svolgerà il 18 aprile a Piazza Duomo a Milano. Ad organizzarlo è stata la Lega, il partito di cui il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini è segretario, e da altri partiti di estrema destra di tutta Europa. Tra i partecipanti ci saranno sia Salvini che il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana.

Il Remigration Summit si nutre dell'idea che andrebbero espulsi, in maniera forzata, tutti gli stranieri in maniera indistinta. In buona sostanza, sulla base di criteri etnici o razziali, si tratta di un piano di espulsione di massa, che include anche coloro che hanno ottenuto la cittadinanza o sono nati in Italia. Un piano che, come evidenziato dalla presidente del Consiglio Comunale di Milano, Elena Buscemi, in un ordine del giorno che ha depositato, è in evidente contrasto con l'articolo 3 della Costituzione. Secondo questo, i cittadini hanno pari dignità "senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali".

Ha ragione Buscemi e il Pd quindi a chiedere al prefetto e al Questore di valutare attentamente l'idea di autorizzare una manifestazione che è in "palese violazione della Costituzione" e che dovrebbero tenere conto che "lo spazio pubblico di una città democratica" non dovrebbe diventare luogo per diffondere messaggi che "negano i diritti umani fondamentali e incitano alla divisione sociale".

E proprio quest'ordine del giorno – che sarà discusso domani, giovedì 9 aprile in aula – è da ieri al centro di polemiche, nonostante questo sia più che giusto e legittimo. Perché è assurdo dover sottolineare che l'evento è incompatibile con "l'identità civile e democratica di Milano" , di un territorio che è simbolo della resistenza anti-fascista e che dalle migrazioni, sia nazionali che internazionali, ne ha tratto forza anche in termini economici. Fa sorridere che la Lega, che ricordiamo ha promosso un evento che ha alla base idee xenofobe e razziste, nel commentare l'ordine del giorno, parli di "atteggiamento antidemocratico assunto dalla presidente dell'aula di Palazzo Marino".

Sarebbe però più utile che la Lega invece di promuovere eventi, che alla base hanno idee xenofobe e razziste, o che faccia propaganda sulle persone nate in Italia o sui migranti, le cui condizioni di marginalità e fragilità sono totalmente ignorate, ragioni su una politica che abbia al centro l'integrazione che è possibile solo con politiche sociali reali. Ma ci rendiamo conto che sarebbe troppo chiedere di snaturarsi e di smettere di promuovere manifestazioni strampalate.

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Giornalista professionista da novembre 2021 e vice capo area della cronaca di Milano di Fanpage.it. Scrivo di cronaca nera e giudiziaria, ma prevalentemente di temi sociali, in particolare: condizioni carceri e Cpr, disagio minorile e tematiche legate al mondo del lavoro. Ho collaborato alla produzione dell'inchiesta Shalom. 
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