"L'ospedale gli ha chiesto 50 euro per il trasporto a casa dopo le dimissioni. Soldi che non aveva e così è tornato a casa in bus, peccato che è ancora un malato Covid". A denunciare a Fanpage.it quanto accaduto al padre 62enne residente nel quartiere Fiumicello a Brescia è la figlia di 32 anni, anche lei positiva al Coronavirus. Ecco quanto successo: Mostafa El Sakhaf è malato Covid dal 13 novembre e il 23 novembre è stato ricoverato alla Clinica Sant'Anna di Brescia a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni e su consiglio della guardia medica. Neanche 24 ore dopo la dottoressa ha fatto sapere alla figlia che il padre sarebbe stato dimesso, chiedendole di organizzarsi per andare a prenderlo. "Le abbiamo risposto – continua a raccontare la figlia Salma – che sia io che mia sorella siamo a casa con il Covid e che non stiamo bene. Così ci hanno rassicurato che avrebbero provveduto loro. Ma qualche ora dopo abbiamo visto nostro padre arrivare a casa stanco e senza forze. Ci ha detto che non aveva 50 euro per pagare quanto chiesto dall'ospedale per il trasporto e così è tornato a casa da solo con il bus". Mostafa El Sakhaf sale su un autobus della linea 9 delle 12.40. Circa 20 minuti dopo apre la porta di casa e si sdraia a letto.

L'ospedale: Si è trattato di una difficoltà di comunicazione

Dall'ospedale Sant'Anna fanno sapere a Fanpage.it che "si è trattato evidentemente di una difficoltà di comunicazione tra un nostro operatore e il paziente, la procedura per accedere gratuitamente al servizio taxi non è stata comunicata chiaramente al signor Moustapha. Per quanto concerne invece l’utilizzo dei mezzi pubblici il personale era stato chiaro nel proibirlo, poiché avrebbe potuto pregiudicare la salute degli altri passeggeri. In ogni caso ci rammarichiamo per quanto accaduto e abbiamo provveduto a sensibilizzare il personale in merito alla procedura di dimissione dei pazienti, affinché non capitino più episodi di questo genere". Inoltre dalla struttura sanitaria precisano che si è trattato di un caso isolato: "L’Istituto fin dalla prima ondata pandemica ha organizzato, di sua iniziativa, un sistema per supportare i pazienti anche nel momento della dimissione sia da pronto soccorso sia da reparto Covid. Infatti non solo ci avvaliamo del servizio taxi istituto dal Comune, ma anche di servizi di trasporto privati, per malati con particolari necessità, con costi a nostro carico. Anche i pazienti non bresciani da noi ricoverati, che necessitano di trasporto protetto, sono accompagnati al proprio domicilio con un taxi messo a disposizione dal Sant'Anna".

La figlia: Anche a me il giorno dopo hanno consigliato di prendere un taxi

Oltre al padre, anche la figlia ha sperimentato la disorganizzazione del servizio di trasporto ospedaliero per malati Covid. Il giorno dopo il ritorno a casa di Mostafa è toccato a Salma andare in ospedale per fare degli accertamenti per altre sue patologie, questa volta all'ospedale Civile di Brescia. Ci arriva in ambulanza ma una volta terminata la visita "mi hanno consigliato di prendere un taxi. Ma, come mio padre, anche io non ho i soldi del taxi. Ho deciso di non salire su un bus e così ho chiamato l'amico Umberto dell'Associazione diritti per tutti che mi ha suggerito di non muovermi e mi ha detto cosa dovevo fare". Dall'associazione spiegano a Fanpage.it che il Comune ha firmato una convenzione con gli ospedali della città e attivato il trasporto dei malati a carico dei servizi sociali per chi è impossibilitato a pagare il trasporto privato o, come in questo caso, anche per chi è positivo al Covid. Il tutto attraverso la cooperativa Radio Taxi Brixia, pronta a gestire anche questo tipo di emergenze. A confermarlo è anche una nota di Ats Brescia: "Con piacere trasmettiamo la comunicazione del Comune di Brescia relativa alla disponibilità di un servizio taxi per il trasporto di pazienti Covid-19 positivi dimessi dagli ospedali cittadini che non abbiano la possibilità di organizzare autonomamente il trasporto". Così Salma lo ricorda all'ospedale che si attiva subito e attiva il servizio della cooperativa Radio Taxi.

L'associazione chiede chiarezza

L'Associazione "diritti per tutti" tramite un post Facebook chiede spiegazioni sull'incredibile vicenda che ha coinvolto Mostafa: "Come è possibile che un paziente positivo e contagioso che deve restare isolato lo si faccia circolare liberamente a piedi o sui mezzi pubblici della città? Il Sant'Anna tra l'altro possiede mezzi adibiti proprio al trasporto di persone che devono essere dimesse e trasferite". E poi concludono: "L'associazione Diritti per tutti ora pretende sia fatta chiarezza su questo episodio che oltre ad essere caratterizzato da una dimostrazione di scarsa sensibilità ha messo anche in pericolo la sicurezza di Mustapha, dei passeggeri e dell'autista dell' autobus. Inoltre, pur riconoscendo il lavoro e l'abnegazione del personale sanitario, chiede perché non sono stati utilizzati i mezzi di proprietà del Sant'Anna anche per Mustapha? Perché è povero e non aveva soldi per pagare?".