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Opinioni

Perché rispondere “Basta andare a vivere fuori” non risolverà la questione abitativa di Milano

Ecco perché abitare a Milano non può e non deve essere un privilegio riservato a pochi. E no, non è vero che “il lusso si deve pagare”
A cura di Francesca Del Boca
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Appartamenti ricavati da seminterrati ed ex negozi a Milano
Appartamenti ricavati da seminterrati ed ex negozi a Milano

Il coro arriva puntuale di fronte a ogni report, a ogni articolo di giornale, a ogni nuova testimonianza sul costo della vita a Milano. Tre, due, uno. Via. "Mica siete obbligati a vivere a Milano", "Nessuno ve lo fa fare di vivere in città, ci sono altre soluzioni più economiche", si legge sui social, si sente con le proprie orecchie. E ancora. "Milano è una città servitissima dai mezzi pubblici, basta alzarsi prima e prendere treno e metropolitana". Facile, no? E invece non lo è per niente. La questione, come tutti i problemi complessi, non è così semplice. E questo genere di risposta non è solo approssimativa, ma parte soprattutto da un presupposto sbagliatissimo. 

I commenti sui social
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"Non ci sono solo Brera e Isola"

È vero, non ci sono solo Brera e Isola a Milano, quartieri "cool" tra moda e innovazione dove secondo le stime di Immobiliare.it i prezzi medi del mattone si attestano attualmente intorno agli 11.097 €/m² nel primo caso e ai 7.381 €/m² nel secondo. Il punto, però, è che anche comprare casa nelle zone periferiche costa ormai parecchio.

L'esempio più emblematico è quello del quartiere Brenta/Corvetto, ormai diventato "Sou-Pra", protagonista da qualche anno (e simbolicamente dall'avvento del museo Fondazione Prada e del piano di riqualificazione Scalo Romana) di una forte gentrificazione che in soli quattro anni ha fatto impennare il prezzo degli appartamenti del 35 per cento, con vie che registrano anche costi medi di 5.565 €/m².

Ma non ci sono solo le realtà protagoniste di profonde trasformazioni urbane come NoLo (che corre lungo viale Monza) o l'area di Lorenteggio, interessata dall'arrivo della nuova metropolitana blu M4. A Niguarda e Bovisa un appartamento si paga da 3.139 €/m² a 4.255 €/m²: significa che per una piccola casa da 70 metri quadri è necessario disporre di ben 300mila euro di budget. L'estrema periferia ovest di Cascina Merlata, Certosa? 4.249 €/m² di media. Uguale ai confini est della città con Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni, zona Precotto/Adriano, che vale 4.476 €/m².

In Italia, del resto, il prezzo medio di un trilocale (appartamento con due stanze) si attesta intorno ai 209mila euro. Stima che viene mantenuta in ben 7 capoluoghi su 10. Mentre nei confini del capoluogo lombardo un trilocale costa il doppio rispetto alla media italiana (oltre 442mila euro, 50 per cento in più rispetto a nove anni fa), e l’affitto pesa del 72 per cento sulla busta paga di un lavoratore medio. Infatti, se si effettua una veloce ricerca nei più noti portali di annunci immobiliari per cercare soluzioni a portata di famiglia, a circa 200mila euro si trovano perlopiù nude proprietà, seminterrati o piani alti senza ascensore, appartamenti interamente da ristrutturare (e quindi che richiedono ulteriori e imprevedibili investimenti di denaro), finti trilocali con letti in salotto. 

Setacciando, spulciando annunci su annunci online, troviamo infine qualche buona soluzione nell'area di Quarto Oggiaro. Un quartiere connotato dalla massiccia presenza di edilizia popolare e purtroppo ancora fortemente associato a criminalità, marginalità, abusivismo e disagio sociale. Uno stigma che resiste tutt'oggi e che, insieme alle mancate politiche di investimento su mezzi di collegamento e infrastrutture, frena investitori e potenziali nuovi abitanti come lavoratori e studenti, tenendo confinata l'intera zona ai margini della città (ma non escludendola, allo stesso tempo, dal continuo rialzo del mattone di Milano, dal momento che è balzata dai 1.541 €/m² del 2015 ai circa 2.325 €/m² di oggi).

"L'affitto nei paesini è conveniente"

E così, in tanti si spingono al di fuori dai confini comunali per cercare un tetto sopra la testa. Per provare a vivere dignitosamente, magari per fare una famiglia, visto che l'impennata del mercato immobiliare e del costo della vita di Milano (dove anche il supermercato o il dentista costano il doppio rispetto a Napoli) non segue l'incremento degli stipendi, che restano di fatto invariati da 20 anni. Tale aumento della domanda, però, conduce inevitabilmente a una rivalutazione degli immobili anche nell’hinterland meneghino, producendo come effetto immediato una sempre minore accessibilità per i lavoratori che non hanno un supporto alle spalle o non possono dividere le spese con un partner.

Qualche esempio? A essere diventati insostenibili, per una busta paga media milanese (circa 2mila euro al mese), sono i canoni d'affitto che si trovano in realtà storicamente considerate "città dormitorio" come San Donato Milanese (978 euro), Pieve Emanuele (975 euro), Peschiera Borromeo (941 euro), Baranzate (901 euro) e, appunto, Rozzano (905 euro).

"Prendi i mezzi e andrà tutto bene"

Ma che problema c'è, vi diranno. È sufficiente spostarsi ancora più in là, verso la provincia lombarda, alzarsi un po' prima dal letto e prendere il treno. Solo pigrizia, disabitudine al senso del dovere. Peccato che non tutte le categorie di lavoratori, soprattutto quelle che seguono dei turni come infermieri e operatori sociosanitari, commessi, operai, forze dell'ordine, magazzinieri, macchinisti o addetti alle pulizie, possono dipendere dagli orari dei mezzi (qui la testimonianza di un portiere d'hotel a Fanpage.it). E non tutti possono sobbarcarsi i costi extra di un automobile con tanto di assicurazioni e bollo, manutenzione, multe e carburante. Così come non tutte le realtà della provincia di Milano sono di fatto ben collegate con il capoluogo – e quelle che lo sono, indovina un po', sono proprio quelle che costano di più. 

Così c'è chi sceglie di stabilirsi anche fuori dalla città metropolitana, a Lodi, a Pavia o addirittura a Novara, dove si possono trovare bilocali in affitto a 500 euro al mese (spese incluse) e appartamenti in vendita a misura di famiglia, a due passi dai caffè e dalle opere d'arte del centro storico, a meno di 150mila euro. Tutto risolto? La maniera ideale di tenere insieme qualità di vita e opportunità lavorative? Solo se è una scelta personale, e non obbligata.

Il pendolarismo quotidiano con le città e i paesi di provincia, infatti, purtroppo non è sempre rose e fiori (come ha testimoniato una nostra lettrice di recente). Anzi. Nel 2024 i dati mostrano un peggioramento del servizio offerto da Trenord: mediamente sono stati cancellati circa 94 treni al giorno, con una puntualità complessiva inferiore all’82,3 per cento (74 per cento nelle ore di punta), con conseguente diminuzione dei viaggiatori rispetto agli anni precedenti. In tempi recenti, monitoraggi indipendenti dei pendolari sulla linea S13 (Pavia-Milano) hanno evidenziato che quasi 8,4 per cento dei treni è stato soppresso e circa 17-21 per cento è arrivato in ritardo. Ma non solo. I pendolari che usufruiscono di Trenord e dei treni regionali Trenitalia, oltre a frequenti ritardi e cancellazioni dei convogli, lamentano da anni l'aumento dei costi dei biglietti e i fenomeni crescenti di degrado all'interno della maggior parte delle stazioni ferroviarie lombarde.

"Non serve vivere a Milano se lavori a Milano"

E qui ci avviciniamo finalmente al cuore della questione. "Serve" vivere a Milano, se si lavora a Milano? È proprio necessario?, vi sentirete chiedere. Ma certo che no. Le città non si abitano, non si vivono. "Servono" solo per lavorare a testa china otto, nove, dieci ore al giorno. Per fatturare, portare a casa la busta paga mensile mentre si costruisce pezzo dopo pezzo la propria vita e quella dei propri figli da un'altra parte, lontano. Nelle città non ci sono scuole, negozi, attività commerciali per i residenti.

La verità è che senza abitanti le città muoiono lentamente e diventano solo vetrine, luoghi mordi e fuggi per turisti, per studenti di passaggio, per pendolari. Le città e le città come Milano che da sempre vanta capacità di accoglienza e commistione tra culture, inoltre, sono luoghi di incontro, di socialità, di relazioni. Molto più dei paesi e delle cittadine della provincia, sono in grado di creare connessioni tra sconosciuti, di includere chi viene da fuori e farlo sentire parte di un tessuto urbano.

Non poter scegliere di vivere in poli ricchi di opportunità anche sociali e relazionali, oltre che professionali e culturali, significa soprattutto per chi si trasferisce da altre regioni d'Italia trovarsi di fatto isolato, a spendere il suo tempo tra il posto di lavoro e il treno o il pullman che lo riporta a casa la sera.

"Il lusso si paga"

Insomma, quando abbiamo iniziato a convincerci, anche noi, che sia legittimo rendere Milano una località di lusso? Una metropoli europea da lasciare in mano agli ultra ricchi e ai patrimoni esteri agevolati da norme fiscali compiacenti, a chi vive barricato dentro i nuovi sviluppi immobiliari di CityLife o Porta Nuova e a cui non interessa che vengano pian piano smantellati i servizi essenziali della città, perché può permettersi di pagarli privatamente? L'esempio di una società diseguale e profondamente ingiusta, dove i più fragili vengono lasciati indietro o spinti via?

Quando abbiamo iniziato a ritenere giusto che ad andare via da Milano siano residenti storici, studenti e neolaureati senza una famiglia alle spalle, single, giovani coppie che hanno intenzione di mettere al mondo un figlio e lavoratori che ogni giorno mettono in moto la città tra scuole, mezzi di trasporto, ospedali e uffici perché in fondo "se vuoi il lusso lo devi pagare"? Il lusso lasciamolo confinato dietro le vetrine di via Montenapoleone, dentro i bellissimi showroom di via Moscova che mettono in mostra l'eccellenza del design, dell'artigianato e della moda meneghina. Lasciamolo nei grattacieli degli archistar e negli antichi palazzi di via Palestro, nei locali di tendenza che hanno sempre fatto di Milano la più internazionale delle realtà italiane. E facciamo una chiara distinzione: il privilegio è questo e non è, non può essere, scegliere di abitare una città. Perché sì, le città sono di tutti. E non di chi può comprarle a caro prezzo.

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A Fanpage dal 2022 dopo anni al Corriere della Sera, lavoro all'interno della redazione cronaca di Milano. Scrivo ogni giorno della mia città raccontandola tra politica, società, personaggi e inchieste, tendenze e contraddizioni. 
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