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Perché il Comune di Casorate Primo è finito nei guai per aver speso 30 euro per un vassoio di chiacchiere

Il Comune di Casorate Primo è stato accusato di danno erariale per aver speso trenta euro per un vassoio di chiacchiere per la festa di Carnevale. Ecco, com’è possibile che sia finito nei guai.
A cura di Ilaria Quattrone
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Sta facendo il giro del web e dei giornali, la notizia del danno erariale contestato al Comune di Casorate Primo, paese di appena novemila abitanti della provincia di Pavia, per aver speso trenta euro per un vassoio di chiacchiere. L'informazione ha scatenato stupore e ironia, ma l'accusa è particolarmente pesante e sta costringendo ora un'intera amministrazione a farci conti sia in termini economici che giuridici. Sì, perché dopo l'accusa – nata da un esposto presentato in Procura – il Comune proverà a difendersi nelle sedi opportune.

Partiamo dal principio. Come raccontato dal quotidiano locale La Provincia Pavese, durante le feste di Carnevale, il Comune ha deciso di organizzare un evento dedicato ai bambini. Per l'occasione, un consigliere di maggioranza ha deciso di acquistare un vassoio di chiacchiere. Ha deciso di farlo in un supermercato all'ingrosso dove è possibile accedere solo se muniti di tessera. Fin qui, tutto nella norma. L'unico problema è stato che l'uomo non aveva la tessera necessaria. Ha quindi pensato – probabilmente senza credere di causare un danno – di utilizzare quella del padre, che lavora come artigiano. Ed è qui che è nato il problema: il rimborso del municipio è stato erogato proprio al padre del consigliere, che non ha nulla a che fare con l'amministrazione.

Venuto a conoscenza della questione e notando che alla causale "acquisto chiacchiere per festa di Carnevale" era allegata la fattura intestata all'artigiano, il consigliere comunale dell'opposizione, Luigi Cosentini, ha segnalato il fatto alla procura regionale della Corte dei Conti. "È un uso disinvolto dei soldi pubblici", ha infatti affermato. La Procura si è espressa e ha sostenuto che la spesa non corrisponde a finalità istituzionali o tantomeno che vi siano esigenze "indifferibili e urgenti di funzionamento degli uffici". In sostanza, l'acquisto non poteva essere effettuato con quelle modalità e il rimborso al padre artigiano del consigliere è indebito.

Il Comune adesso dovrà recuperare in modo spontaneo i trenta euro. Però, prima di farlo, si difenderà dall'accusa: è stata infatti presentata una memoria difensiva dove sarà specificato che non è stato violato alcunché e che il regolamento economale comunale prevede il rimborso per spese minime dovute alle cerimonia. Quindi, la storia non è ancora finita ed è possibile che di soldi pubblici ne saranno spesi molti di più per potersi difendere da questa storia. Si attendono, quindi, aggiornamenti.

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