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Perché il Carnevale a Milano non finisce col martedì grasso, ma dura di più

Mentre in tutta Italia il mercoledì delle ceneri, successivo al martedì grasso, segna la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima, a Milano e nei paesi limitrofi, che osservano il cosiddetto “rito ambrosiano”, non è così. La festa – quest’anno limitata dall’emergenza Coronavirus – si prolunga fino al sabato che precede la prima domenica di Quaresima, giorno in cui si festeggia il Carnevale ambrosiano, noto anche come Carnevalone. Ecco perché.
A cura di Francesco Loiacono
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Mentre in tutta Italia il mercoledì delle ceneri, successivo al martedì grasso, segna la fine del Carnevale e l'inizio della Quaresima, a Milano e nei paesi limitrofi, che osservano il cosiddetto "rito ambrosiano", non è così. La festa – che quest'anno è naturalmente fortemente limitata dall'emergenza Coronavirus – si prolunga fino al sabato che precede la prima domenica di Quaresima, giorno in cui si festeggia il Carnevale ambrosiano, noto anche come Carnevalone. La causa è riconducibile – per motivi diversi – sempre alla stessa persona: Sant'Ambrogio, il più famoso vescovo meneghino, vissuto nel IV secolo dopo Cristo. Ambrogio, una delle figure più importanti della Cristianità, ha dato il nome al rito che differenzia Milano e altre città vicine dal resto d'Italia, nonostante alcune caratteristiche liturgiche siano precedenti all'opera del vescovo e Santo patrono di Milano.

Le tante tradizioni orali sul Carnevale ambrosiano

Sono tante le tradizioni orali – che sfumano nella leggenda – che in un certo modo giustificano il prolungamento del Carnevale a Milano. Quasi tutte hanno un elemento in comune: il fatto che il vescovo Ambrogio fosse assente dalla città nei giorni in cui tradizionalmente si concludeva il Carnevale e iniziava la Quaresima. A cambiare sono pochi dettagli: una tradizione riporta che il vescovo Ambrogio, assente a causa di un pellegrinaggio, avesse chiesto alla città di aspettare il suo rientro per festeggiare. Rientro che sarebbe coinciso proprio con il sabato precedente alla prima domenica di Quaresima. Di questa tradizione circola un'altra versione, secondo cui sarebbero stati i milanesi ad approfittare dell'assenza del loro vescovo per prolungare i festeggiamenti fino all'inizio del periodo di digiuno e penitenza.

Un'altra tradizione ancora differisce dalle prime per il tipo di impegno che aveva costretto Ambrogio ad allontanarsi da Milano: non un pellegrinaggio, ma una missione più istituzionale. I cittadini non volevano festeggiare in assenza del loro vescovo, motivo che avrebbe spinto Ambrogio a concedere una "dispensa" al suo popolo per poter così festeggiare fin quasi all'inizio della Quaresima. Una tradizione che si discosta dalle prime due e affonda nella storia, vuole invece che il Carnevalone sia iniziato a causa di una grave pestilenza che aveva afflitto Milano proprio nel IV secolo. La situazione era tornata alla normalità proprio quando il periodo quaresimale era già iniziato, ma la gente aveva bisogno di svagarsi e non poteva intraprendere subito un altro periodo di digiuno e pestilenza: da qui una dispensa speciale perpetua concessa dal Papa al vescovo Ambrogio affinché, solo a Milano e nei paesi limitrofi, si potesse festeggiare il Carnevale fino al sabato che precedeva la prima domenica di Quaresima.

Il motivo risiede in realtà nel calendario

Anche se le tradizioni orali sono certamente suggestive, il prolungamento del Carnevale a Milano sarebbe legato in realtà a una questione più pratica, relativa al differente computo dei giorni della Quaresima tra il rito Romano e il rito Ambrosiano. Una differenza in cui c'entrano anche una diversa visione legata al periodo che precede la Pasqua – un periodo che per il rito Ambrosiano è di penitenza, mentre per il rito Romano è di digiuno in senso stretto – e il fatto che la Chiesa ambrosiana intenda la Quaresima come momento di preparazione al triduo Pasquale – la Passione, la morte e poi la resurrezione di Cristo -, mentre la Chiesa romana la intenda come preparazione alla giornata di Pasqua. Da qui le differenze di calendario: la Chiesa ambrosiana calcola la Quaresima a partire dalla prima domenica dopo il mercoledì delle Ceneri, fino al Giovedì Santo. Un'interpretazione più legata alle origini del Cristianesimo che fu successivamente modificata nel rito Romano a partire dal Medioevo. La Chiesa romana intende invece la Quaresima come un periodo di digiuno in senso stretto, calcolando 40 giorni a ritroso dal Sabato Santo: il conto, escludendo le domeniche in cui non si digiuna, porta proprio al mercoledì delle ceneri. All'inizio dell'Età moderna un altro importante vescovo di Milano, il cardinale Carlo Borromeo, cercò di eliminare il Carnevalone, che non vedeva di buon occhio: dovette però arrendersi alla forza del suo predecessore e a quella di una tradizione che era ormai divenuta salda nell'animo dei milanesi.

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