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Monia Bortolotti accusata di infanticidio

Perché è stata assolta Monia Bortolotti, accusata di aver ucciso i figli neonati: le motivazioni della sentenza

Lo scorso 13 novembre Monia Bortolotti è stata assolta dall’accusa di aver ucciso i suoi figli neonati perché considerata “totalmente incapace di intendere e di volere”. Ecco le motivazioni dei giudici.
A cura di Giulia Ghirardi
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Monia Bortolotti
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"Un deragliamento psicotico" legato a "due maternità fallite" e "un'affettività negata". È questa una parte delle motivazioni che, lo scorso 13 novembre, hanno portato la Corte d'Assise di Bergamo ad assolvere Monia Bortolotti dall'accusa di aver ucciso i suoi due figli neonati, una bambina di 4 mesi nel novembre del 2021 e un bambino di 2 mesi nell'ottobre del 2022.

Secondo i giudici, il "fatto non sussiste" nel caso del primo decesso perché non sono emersi elementi probatori sufficienti per affermare che si sia trattato di omicidio. Per la morte del bimbo, invece, la donna è stata dichiarata "non punibile" perché "totalmente incapace di intendere e volere al momento del fatto". Per questo la Corte, presieduta da Patrizia Ingrascì, ha disposto per Bortolotti la "misura di sicurezza di 10 anni in una Rems".

Il processo e le perizie psichiatriche

Dopo l'apertura del processo per duplice infanticidio, la Procura aveva chiesto l'ergastolo sostenendo che la donna fosse pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti, ma fin dall'inizio sono emerse consulenze discordanti.

In particolare, i periti nominati dal gup avevano ritenuto Bortolotti incapace di intendere e volere a causa di un grave disturbo psicologico poiché, da tempo, la donna avrebbe sofferto di un disturbo depressivo con tendenze psicopatiche dovuto al fatto che fosse stata abbandonata dai genitori in un orfanotrofio e sia poi stata adottata "e portata come un pacco postale nella provincia bergamasca". Per questo i periti avevano definito l'imputata "una bambina mai nata". Al contrario, i consulenti dell'accusa e dei medici della Rems di Castiglione delle Stiviere avevano sostenuto la sua capacità mentale, parlando dell'esistenza di un disturbo della personalità con tratti border e narcisistici, "ma non tali da comprometterne le capacità".

Nel corso del processo sono stati poi disposti anche accertamenti medico-legali supplementari sul corpo del secondo bambino. La richiesta della pm di una nuova perizia psichiatrica venne respinta dalla Corte, che ritenne sufficienti gli elementi già acquisiti dalle precedenti valutazioni tecniche.

Al termine, i giudici hanno assolto Bortolotti, ritenendo che per il primo caso non vi fossero prove di omicidio e per il secondo che sussistesse l'incapacità di intendere e di volere, disponendo la misura di sicurezza in una Rems per dieci anni.

Le motivazioni della sentenza

Nelle motivazioni che hanno portato all'assoluzione di Bortolotti, si legge che l'imputata sarebbe stata "esposta a due maternità fallite, quella esercitata dalla madre biologica – che l'aveva fisicamente abbandonata – e quella offertale quale rimedio dalla madre sociale, che l'aveva però psichicamente abbandonata".

Non solo, perché dopo l'infanzia e l'adolescenza, la donna sarebbe stata "accolta da un compagno che ne ha tradito in modo grave e ripetuto la fiducia". Qui sarebbe maturata in Bortolotti l'esigenza "per quanto inconscia, di diventare a sua volta madre e ciò per spostare sui figli quell'affettività che le era stata ripetutamente negata".

Anche per questo, dunque, Bortolotti, subito dopo la morte della prima neonata, avrebbe fatto un secondo figlio, il "figlio del miracolo".  E, per questo, la donna avrebbe poi ucciso il piccolo Mattia in "un abbraccio fatale" con l'obiettivo di "inglobarlo nuovamente nel suo corpo".

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