Di fronte al pericolo di diffusione delle varianti Covid, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha firmato un'ordinanza che impone la zona rossa in quattro comuni: Bollate, in provincia di Milano; Castrezzato, in provincia di Brescia; Mede, nel Pavese e Viggiù nel Varesotto.  Quattro comuni medio-piccoli che dalle 18 di mercoledì 17 febbraio torneranno a restrizioni severe, con il divieto di uscire di casa tranne che per motivi di salute, lavoro, necessità e urgenza.

La firma di Fontana sull'ordinanza, in accordo con il ministro della Salute Roberto Speranza, fa tornare alla memoria quanto accadde quasi un anno fa in una situazione simile. Quando apparve chiaro che, dopo Codogno e la zona del Lodigiano, anche la Val Seriana era diventata un focolaio Covid e le città di Alzano Lombardo e Nembro andavano chiuse.

Come è noto, un anno fa la zona rossa non fu creata, così come quella nella provincia di Cremona. Due misure che avrebbero potuto forse evitare o rallentare la diffusione del Coronavirus in primavera. In risposta alle molte polemiche, Fontana spiegò a più riprese che la decisione doveva essere presa dal governo. "Io non comando le forze armate e da solo non potevo andare avanti", la spiegazione. In seguito l'allora assessore Giulio Gallera aveva ammesso "avremmo potuto fare la zona rossa", versione però poi smentita nuovamente dai vertici di Regione Lombardia. Tra inchieste e polemiche, Fontana è sempre rimasto fedele alla sua linea: la Lombardia non può fare zone rosse e imporre lockdown, non avendo l'esercito per controllare che vengano rispettate.

Cosa è cambiato rispetto a un anno fa? Molte cose: dall'assessore competente in Lombardia (da Gallera a Letizia Moratti) al governo con cui confrontarsi a Roma (che ora include la Lega). Ma la spiegazione fornita da Fontana si basa sul diverso significato delle zona rossa. Il governatore oggi ha chiarito che "non sono zone rosse" per le quali "non è mia competenza poterle istituire" ma è una "fascia rossa", in riferimento al Dpcm che ha istituto le fasce per colore e che prevede che i presidenti di Regione possano rendere più stringenti in certi territori le misure previste.

"Dopo essermi consultato con i miei tecnici, con alcuni scienziati della Regione, con la commissione del Cts, e dopo aver parlato con il presidente dell'Iss Brusaferro" è stato deciso di creare le zone rosse perché  "in questi territori si è evidenziato che ci sono focolai che derivano da varianti del virus, per lo più inglese, a Viggiù addirittura di una variante scozzese. Era necessario cercare di individuare e limitare la diffusione di varianti".