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Perché chiuderà il Cpr di via Corelli a Milano e che fine faranno le persone attualmente trattenute

Il centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli a Milano chiuderà, per il momento, temporaneamente. Ma che fine faranno le persone all’interno? A spiegarlo a Fanpage.it, è il presidente del Naga Riccardo Tromba.
A cura di Ilaria Quattrone
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L'esterno del cpr di via Corelli a Milano
L'esterno del cpr di via Corelli a Milano

Venerdì 12 aprile è stata diffusa la notizia della possibile chiusura del Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli a Milano. La struttura è al centro di un'inchiesta della Procura di Milano. Tra gli aspetti emersi durante le indagini, vi sono quelle relative alle condizioni a cui erano sottoposte le persone trattenute all'interno: scarse condizioni igienico-sanitarie, difficoltà a poter accedere alle cure sanitarie e cibo scadente. Tutti elementi che da diverso tempo erano stati denunciati da diverse associazioni. La struttura, dopo l'inchiesta, è stata affidata a un amministratore giudiziario.

Stando a quanto dichiarato dal deputato di Fratelli d'Italia, Riccardo De Corato, la chiusura sarà temporanea e servirà a consentire alcuni lavori di ristrutturazione e ampliamento: "Un po' dubitiamo che lo scopo sia la ristrutturazione. È probabile che questa avvenga nel periodo di chiusura, ma siamo dell'avviso che il vero problema siano i costi. Anche la gestione commissariale, con i fondi che ottiene dalla Prefettura, non riesca a far funzionare il Cpr", ha spiegato a Fanpage.it il presidente del Naga Riccardo Tromba.

E, in effetti, come è stato denunciato più volte da avvocati, associazioni ed esponenti politici la situazione all'interno della struttura, nonostante il commissariamento, non sembrerebbe essere migliorata.

Con la chiusura, è lecito quindi chiedersi che fine faranno le persone trattenute all'interno: "Sappiamo che sono avvenuti alcuni trasferimenti verso altri Cpr. Non sempre però riusciamo a sapere dove andranno le persone. Certo è che questo è un incentivo ad aumentare la vigilanza sulle attività degli altri centri".

L'associazione ha assicurato che lavorerà affinché "la chiusura sia permanente. Siamo felici di sapere che non saremo soli. Anche il consigliere regionale lombardo del Partito Democratico Pierfrancesco Majorino ha dichiarato che farà tutto quello che potrà per evitare che venga riaperto".

"Noi intendiamo continuare a denunciare e porre l'attenzione anche su un altro tema che è la gestione amministrativa del Cpr. Nel caso in cui dovesse essere ridato in gestione, bisognerà capire se saranno compressi ulteriormente i costi o in alternativa come sarà finanziato considerato che non ci sembra che la gestione commissariale sia riuscita a fare meglio di quella precedente", ha proseguito il presidente.

"Quello che noi vogliamo fare e sicuramente fare appello a tutta la società civile perché si alzi il livello di vigilanza. Questa vicenda mostra come questa politica di gestione dell'immigrazione faccia male, non solo ai migranti, ma anche a tutta la cittadinanza. Se negli anni precedenti le gare di affidamento dei Cpr non erano un tema popolare, oggi crediamo che chi si occupa di anticorruzione o antimafia abbia un occhio più attento".

In attesa di capire quando chiuderà il Centro, l'associazione ha presentato un esposto relativo ad alcuni fatti avvenuti all'interno della struttura di via Corelli nella settimana dal 10 al 17 febbraio. Nella giornata di domani, mercoledì 17 aprile, si svolgerà una conferenza stampa al Centro Naga Har di via Ettore Ponti 21 in cui saranno illustrati i motivi di questa decisione.

Come si legge in una nota stampa, gli episodi sui quali Naga ha posto l'accento sono quelli avvenuti nella notte tra il 10 e l’11 febbraio quando al Centralino SOS CPR sono arrivati "molti video che mostravano un folto gruppo di agenti della Guardia di Finanza che prendevano a manganellate alcune persone all’interno di uno dei moduli abitativi. Il 12 febbraio arrivavano alcune foto con le immagini di due persone, trattenute in Corelli, che quel giorno avevano tentato il suicidio. Il 15 febbraio, un altro video mostrava una persona che al suo rientro nel CPR dopo un fallito tentativo di rimpatrio presentava ampie escoriazioni su tutta la schiena".

E, infatti, proprio per verificare quanto accaduto e prendere contatto con le persone implicate nei fatti, alcuni consiglieri regionali accompagnati da persone del Naga e della rete Mai più Lager – No ai Cpr sono entrati nella struttura: "Il Naga ha quindi deciso di raccogliere le informazioni ottenute tramite le segnalazioni, gli accessi e i successivi approfondimenti in un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Milano, che aveva richiesto e ottenuto lo scorso 21 dicembre il commissariamento dell’Ente gestore motivandolo con la necessità di interrompere l’illegalità vigente nel centro, emersa dopo l’apertura dell’inchiesta e la successiva perquisizione della Guardia di Finanza del 1° dicembre 2023".

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