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Omicidio Jhoanna Nataly Quintanilla Valle

Omicidio Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, il compagno Pablo Rivas: “Non mi sono accorto che non respirava più”

Le parole dell’imputato Pablo Gonzalez Rivas di fronte alla pm Alessia Menegazzo che ha coordinato le indagini per omicidio volontario aggravato, occultamento di cadavere e femminicidio di Jhoanna Nataly Quintanilla Valle.
Pablo Gonzales Rivas
Pablo Gonzales Rivas
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Si è tenuto ieri, mercoledì 20 maggio, l'interrogatorio dell'imputato Pablo Gonzalez Rivas di fronte alla pm Alessia Menegazzo che ha coordinato le indagini per omicidio volontario aggravato, occultamento di cadavere e femminicidio di Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, la 40enne massacrata e soffocata a morte nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025, messa poi in una valigia e gettata nel fiume Adda.

Secondo quanto si apprende, l'uomo alla pm avrebbe detto testuali parole: “Non ricordo dove l’ho buttata. Ero stanco ed era notte, non vedevo bene mi pare sì che ci fosse l’acqua abbastanza alta nel punto in cui l’ho buttata, ma non ricordo”. In aula inoltre sarebbero state state mostrate anche le foto del ritrovamento della donna, in parte ancora legata alla valigia.

Nonostante la ricostruzione dei fatti sia ben chiara, così come il movente e la dinamica, Rivas ha continuato a portare avanti una sua versione del tutto infondata. Sulla morte della donna avrebbe detto di averla “involontariamente strangolata durante un rapporto sessuale”. E ancora: “Lei durante i rapporti voleva sempre che le stringessi il collo. Non mi sono accorto che non respirava più. Forse ho stretto troppo”. 

Tutte bugie le sue, in un tentativo disperato di difendersi. Ma le sue dichiarazioni potrebbero costituire un'ulteriore aggravante sulla richiesta di ergastolo.

Inoltre, stando sempre a quanto si apprende, l'uomo avrebbe pianto e alla richiesta della pm Menegazzo di chiarire come mai ai carabinieri avesse detto che la notte dell'omicidio era stata “una notte come tante”, avrebbe risposto che “aveva paura di perdere tutto, anche la sua libertà, la sua vita”.

Come ricostruito nel corso delle indagini il movente di Rivas potrebbe stare nel fatto che lui avesse un'amante di cui stava aspettando l'arrivo in Italia: poco prima dell'omicidio il 48enne, che viveva insieme a Quintanilla in un appartamento in piazza dei Daini, avrebbe infatti cercato un'altra sistemazione con l'intenzione, probabilmente, di lasciare la compagna e trasferirsi a vivere con l'altra donna.

L'uomo però non era riuscito a trovare un'altra casa in tempo e proprio da qui potrebbe essere nato il litigio degenerato poi nell'uccisione.

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