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Omicidio Cristina Mazzotti, “U Dutturicchiu” resta in carcere: “Invisibile, ma ai vertici della ‘ndrangheta”

La gip Giulia Marozzi di Milano ha disposto la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Calabrò. Condannato all’ergastolo per l’omicidio di Cristina Mazzotti, poteva darsi alla “latitanza”.
A cura di Enrico Spaccini
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Cristina Mazzotti
Cristina Mazzotti

Giuseppe Calabrò era ancora a piede libero dopo la condanna in primo grado all'ergastolo per l'omicidio di Cristina Mazzotti. Il 76enne detto "U Dutturicchiu", ma anche "il Fantasma", è stato fermato venerdì sera, 6 febbraio, dagli agenti della Squadra mobile e della Direzione investigativa antimafia (Dia) e condotto in carcere a San Vittore. Secondo gli investigatori, infatti, l'indomani mattina si sarebbe imbarcato in un volo che da Milano lo avrebbe portato a Reggio Calabria. Per la giudice per le indagini preliminari Giulia Marozzi, che ha convalidato il fermo e la custodia cautelare in carcere per pericolo di fuga, in Calabria il 76enne avrebbe potuto darsi alla "latitanza", in quanto inserito in "circuiti di ‘ndrangheta di notevole livello", anche se non è mai stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Lo scorso 4 febbraio, il Tribunale di Como ha condannato Calabrò e Demetrio Latella all'ergastolo per l'omicidio di Mazzotti. La 18enne era stata sequestrata il 30 giugno 1975 a Eupilio (in provincia di Como) da un commando dell'Anonima sequestri e tenuta prigioniera in una buca per 28 giorni, fino al suo decesso. Il 76enne di San Luca (in provincia di Reggio Calabria) e Latella sarebbero stati gli esecutori materiali del rapimento. Ancora a piede libero dopo la lettura della sentenza, Calabrò aveva comprato un biglietto aereo che sabato mattina, 7 febbraio, lo avrebbe riportato in Calabria. Su disposizione dei pubblici ministeri Pasquale Addesso, Paolo Storari e Stefano Ammendola, però, la sera prima è stato arrestato e condotto in carcere.

Secondo la Procura, infatti, Calabrò una volta tornato a Reggio Calabria avrebbe potuto darsi alla "latitanza". Il 76enne, conosciuto anche come "U Dutturicchiu" e "il Fantasma", in passato era stato condannato solo per crimini di droga (25 anni definitivi per varie sentenze), ma mai per associazione a delinquere di stampo mafioso. Nonostante questo, secondo la giudice Marozzi "non solo è inserito" nell'organizzazione criminale, ma ricopre una "posizione apicale".

Riportando le dichiarazioni rese nei giorni scorsi da un collaboratore di giustizia, Calabrò "apparentemente sembra una persona tranquilla, ma ha un valore criminale elevato". Il 76enne, infatti, sarebbe inserito in "circuiti di ‘ndrangheta di notevole livello" sia "al Nord" che "in Calabria" e nella sua regione godrebbe di "una serie di appoggi, di carattere logistico e patrimoniale, attivabili in qualsiasi momento e in grado di garantirgli" la fuga e "l'impunità". Il nome de "U Dutturicchiu" era finito anche nell'inchiesta ‘Doppia Curva‘ sugli affari illeciti degli ultras di Milan e Inter con la criminalità organizzata e, sebbene "invisibile", avrebbe fatto il "mediatore tra famiglie" della ‘ndrangheta "interessate alla gestione dei ricavi illeciti" del Meazza.

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