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Omicidio capo ultrà Boiocchi, Daniel D’Alessandro confessa: “L’ho ucciso per 15mila euro, non lo conoscevo”

In aula Daniel “Bellebuono” D’Alessandro ha confessato l’omicidio del capo ultrà Vittorio Boiocchi con dichiarazioni spontanee: “L’ho ucciso per 15mila euro, facevo tutto quello che mi chiedeva Ferdico, ero dipendente dalla cocaina”.
Vittorio Boiocchi (a sinistra)
Vittorio Boiocchi (a sinistra)
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"Quando stava entrando nel palazzo, purtroppo esplosi i colpi. Lo feci per 15-16mila euro, facevo tutto quello che mi chiedeva Marco Ferdico, ero dipendente dalla cocaina. Chiedo scusa alla famiglia, nemmeno lo conoscevo". A confessare oggi, lunedì 25 maggio, in aula con dichiarazioni spontanee è Daniel "Bellebuono" D'Alessandro, 29 anni, uno degli imputati nel processo a Milano per l'omicidio del 29 ottobre 2022 di Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà interista.

L'ammissione è arrivata dopo quelle già rese nel corso delle indagini da altri imputati, tra cui Marco Ferdico, ex del direttivo della Nord e "organizzatore" del delitto e il pentito ed ex capo della curva Nord nerazzurra Andrea Beretta, mandante dell'omicidio. Quest'ultimo, collaboratore da fine 2024 dopo l'arresto nell'inchiesta "doppia curva", è intervenuto nell'aula della Corte d'Assise di Milano in videocollegamento da un carcere, ripreso di spalle.

"Quando ho preso in mano la gestione della curva credevo nell'amicizia, nella fratellanza e poi sono subentrati il denaro, il potere e sono finito in una spirale di violenza", ha riferito l'ex capo ultrà. "Mi interessava solo tenere il comando contro chiunque volesse portarmi via il predominio, ero entrato in guerra e così facendo ho messo in pericolo tutti, la mia famiglia, e poi il dottor Storari per fortuna mi ha fatto capire che ero finito in un burrone e ho deciso di collaborare".

La ricostruzione dell'omicidio di Boiocchi

Secondo le dichiarazioni rese oggi in aula tutto sarebbe nato da una richiesta fatta da Marco Ferdico a Daniele D'Alessandro. Quest'ultimo ha, infatti, spiegato che inizialmente il suo ruolo doveva essere limitato alla logistica: "Dovevo fare l'autista, guidare la moto, mi erano stati promessi soldi e accettai per continuare la mia vita di eccessi".

Poi, la ricostruzione di quanto accaduto: "Mi diede una borsa Mauro Nepi e la diedi a Marco Ferdico, con Marco ero amico e mi mettevo sempre a disposizione e dai discorsi ho capito che là dentro c'erano i soldi per l'esecuzione dell'omicidio. Io ero fuori da certe dinamiche". E ancora: "Ero presente quando Beretta ci portò l'arma. Dalla sera prima dell'omicidio usavo cocaina e quella mattina mi hanno detto che era arrivato il giorno e mi misi a disposizione: andammo in taxi io e Simoncini (altro esecutore, ndr) in una casa dove trovammo abiti e pistola e tutto il necessario per l'azione. Non conoscevo la persona, mi hanno detto solo dove arrivava, davanti casa sua e che arrivava in moto".

Quando Boiocchi è poi sceso dalla moto "ero in confusione, ero sveglio da un giorno, messo male dalla cocaina e vidi incerto Simoncini e quindi presi in mano la situazione, gli dissi ‘scarellami la pistola che vado io' e purtroppo ho esploso i colpi". Poi, "ho avuto un choc per quello che avevo fatto, siamo saliti su un furgone e scesi solo per gettare la pistola in un laghetto. In seguito, sono andato in Calabria, come mi dissero di fare, e poi risalii a Milano e venne a prendermi Gianfranco Ferdico, padre di Marco, e mi diede altri soldi".

Successivamente, D'Alessandro ha anche raccontato che Marco Ferdico tentò di coinvolgerlo nel progetto di uccidere Beretta. "Mi disse che si poteva fare, dovevo guidare la macchina. E allora ho avvisato io Beretta che volevano ucciderlo e glielo dissi perché sapevo che avrebbero ucciso anche me ‘Andrea ci vogliono ammazzare tutte e due' gli dissi ‘fingiti malato di Covid e chiuditi in casa', cercavo di far saltare quell'omicidio. Erano tutti fratelli per me Andrea, Marco…". Marco Ferdico voleva "ammazzare anche me perché così mi toglieva fuori dal fatto di Boiocchi". Poi, ha concluso: "Scontando la mia pena ora spero di far capire quanto è successo, ora so che la cocaina è il diavolo".

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