Omicidio Boiocchi, arrestato anche l’ultimo complice: “Ha consegnato la borsa con i 50mila euro per i killer”

È stato arrestato oggi, martedì 3 febbraio, Mauro Nepi: altro ex ultrà della Curva Nord dell'Inter e l'ultimo dei cinque uomini che, secondo l'accusa, avrebbero organizzato e realizzato insieme ad Andrea Beretta l'agguato del 29 ottobre 2022 contro Vittorio Boiocchi, l'ex capo ucciso fuori casa con cinque colpi di pistola prima di Inter-Sampdoria. Per i pubblici ministeri Paolo Storari e Stefano Ammendola, il 43enne di Melzo avrebbe consegnato a Marco Ferdico, attraverso Daniel D'Alessandro, il "borsone" che conteneva i "50mila euro" di "compenso" per "l'omicidio". Il processo per la morte di Boiocchi è già iniziato in Corte d'Assise, ma Nepi potrà decidere di chiedere il rito abbreviato, che comporterebbe uno sconto di pena pari a un terzo in caso di condanna, poiché non rischia l'ergastolo, in quanto non gli viene contestata l'aggravante della premeditazione.
La confessione di Nepi e l'arresto
Nepi, già in carcere in seguito alla condanna di primo grado a 4 anni e 6 mesi per l'inchiesta ‘Doppia Curva', risultava ancora indagato per l'omicidio di Boiocchi dopo che lo scorso aprile la giudice per le indagini preliminari Daniela Cardamone aveva rigettato due richieste di arresto nei suoi confronti. A quel tempo, infatti, non c'erano prove del fatto che il 43enne fosse consapevole del piano criminale, ma solo che doveva consegnare un "borsone" contenente "le cose di Marco". La posizione di Nepi, però, sarebbe cambiata in seguito a un dialogo avuto con Marco Ferdico all'interno del carcere di Voghera (anche lui condannato per ‘Doppia Curva', a 8 anni), che dimostrerebbe la sua piena "consapevolezza" su quale fosse la destinazione del denaro.
Nepi, infatti, avrebbe detto a Ferdico di "non tirarlo in mezzo alla vicenda" dell'omicidio di Boiocchi, in quanto avrebbe voluto "raccontare lui stesso" ai magistrati la "effettiva versione dei fatti". Il 43enne ha, poi, confessato il suo ruolo nella spedizione punitiva nel corso dell'ultimo interrogatorio reso ai pm Storari e Ammendola lo scorso 17 gennaio. Davanti agli inquirenti, Nepi ha anche spiegato che "le richieste di Beretta", mandante dell'uccisione di Boiocchi, "andavano assecondate, sostanzialmente senza possibilità di scelta".
La pianificazione dell'omicidio Boiocchi e il processo
Secondo la gip, ora sarebbe "indiscutibile" il fatto che Nepi abbia ricevuto, prima di consegnare il borsone, la "confidenza" del capo curva Beretta sulla volontà di eliminare il leader antagonista della Nord per evitare "azioni ritorsive" nei proprio confronti. Il 43enne avrebbe anche partecipato a un "incontro a tre" con lo stesso Beretta e Ferdico per organizzare l'assalto in cui si era passati "dal proposito iniziale" alla "fase attuativa" e in cui Ferdico "si era dichiarato disponibile" al compito. La consegna dei 50mila euro sarebbe avvenuta "solo dopo questo incontro", perciò Nepi non poteva non essere "a conoscenza del proposito omicidiario maturato e comunicato da Beretta". Per la giudice, non si può comunque escludere il fatto che Nepi possa aver agito per evitare "denigrazione" e forse conseguenze da parte degli "altri".
Intanto, prosegue il processo per l'omicidio di Boiocchi davanti alla Corte d'Assise di Milano. Gli imputati sono cinque: Beretta, già condannato a 10 anni per associazione a delinquere e per l'omicidio di Antonio Bellocco, ha confessato di essere il mandante e ha aiutato gli inquirenti a catturare i complici, Marco e Gianfranco Ferdico ritenuti gli organizzatori del delitto e i due esecutori materiali Pietro Andrea Simoncini e Daniel D'Alessandro (l'unico che non ha confessato). La prossima udienza si terrà ad aprile. A Nepi, invece, viene contestato l'omicidio in concorso, ma non l'aggravante da ergastolo della premeditazione. Per questo motivo, potrà chiedere il processo con rito abbreviato.