Monia Bortolotti, accusata di aver ucciso i figli neonati: “Non è necessaria una nuova perizia psichiatrica”

Non è necessaria una nuova perizia psichiatrica. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Bergamo nell'ambito del procedimento a carico di Monia Bortolotti, la donna di 27 anni che è stata arrestata con l'accusa di duplice infanticidio perché ritenuta responsabile dalla Procura della morte dei suoi due figli a distanza di un anno l’una dall’altro: quella di Alice di 4 e Mattia di 2 mesi. Secondo gli inquirenti, Alice sarebbe morta il 15 novembre del 2021 per soffocamento con un cuscino. Mattia, invece, sarebbe stato ucciso in un abbraccio fatale il 25 ottobre del 2022.
Nell'udienza di ieri, lunedì 30 giugno, la Corte ha respinto la richiesta della pm Maria Esposito dopo un confronto con i periti nominati dal gup e i consulenti dell'accusa. I primi – il dottor Elvezio Pirfo e la dottoressa Patrizia De Rosa – avevano ritenuto Bortolotti totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti poiché, da tempo, la donna avrebbe sofferto di un disturbo depressivo con tendenze psicopatiche dipendenti dall’umore probabilmente – secondo i periti – dovuto al fatto che fosse stata abbandonata dai genitori in un orfanotrofio e sia poi stata adottata “e portata come un pacco postale nella provincia bergamasca”.
Dunque, secondo i periti, Monia Bortolotti è “una bambina mai nata che sviluppa una distacco emotivo e alla quale nell’adolescenza non è stata data la possibilità di nascere di nuovo. Infatti è uscita di casa andando a convivere con un uomo che ha 25 anni più di lei, con il quale ha fatto una figlia e, subito dopo la morte della neonata, ne ha fatto un secondo”. E, per questo, la donna avrebbe ucciso il piccolo Mattia con l'obiettivo "di inglobarlo nuovamente nel suo corpo".
Al contrario i consulenti dell'accusa – il dottor Sergio Monchieri e la dottoressa Stella Di Milia – hanno confermato la piena capacità di intendere e volere di Bortolotti e parlano di un disturbo della personalità con tratti border e narcisistici, “ma non tali da comprometterne le capacità”. A confermarlo, Bortolotti avrebbe comunque condotto “una vita ben adattata: ha frequentato le scuole superiori, la facoltà di psicologia all’università, aveva un compagno, si è fatta una famiglia. Ci sono molti aspetti della sua vita che funzionano”. Dello stesso avviso sono stati anche i medici della Rems di Castiglione delle Stiviere, dai consulenti del Cps, dai medici del reparto di Psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni dove la donna era stata ricoverata.
Sulla base di tutti questi elementi, la Corte d’Assise di Bergamo ha, infine, ritenuto che non ci sia bisogno di una nuova perizia psichiatrica per Monia Bortolotti e ha fissato la discussione il prossimo 12 settembre.