Milano verso la fine del gemellaggio con Tel Aviv, Fiano: “Se voglio lasciare il Pd? Difficile rimanere”

"Non sono ancora al punto che non tollero più il livello che si è raggiunto nel Pd, ma sento che oggi c’è una distanza tra me e questo partito che non avevo mai sentito prima", ha detto Emanuele Fiano – classe 1963, esponente del Pd e di Sinistra per Israele – di rientro da un incontro al campo di concentramento di Fossoli, dove il padre Nedo transitò prima di essere deportato a Auschwitz, e durante il quale ha detto "ho potuto dialogare con un palestinese di Gaza: perché il dialogo è quello che serve".
Intervistato dal Corriere della Sera risponde così a chi gli chiede se abbia deciso di lasciare il Pd dopo che il partito ha chiesto al sindaco di Milano Beppe Sala di porre fine al gemellaggio tra il capoluogo lombardo e Tel Aviv: "Non ancora. Prima voglio vedere come finisce questa storia del gemellaggio con Tel Aviv e come va il voto alla Camera sulla legge sull’antisemitismo, quella che al Senato è stata affossata anche da gran parte del Pd".
Ma sul suo profilo Facebook, in un lungo post di sfogo relativo a questa situazione, Fiano scrive anche: "È veramente difficile se non impossibile rimanere in un Partito così".
E alla domanda se si aspetta una chiamata di Schlein o Bonaccini, Fiano risponde: "Sì, la troverei opportuna. Sarebbe il modo per confermare che il partito è il luogo della discussione".
E prosegue: "Vista la situazione internazionale c’è una grande distanza oggi tra il Pd e le comunità ebraiche. Che per me sono una componente storica di questo Paese e vorrei che il mio partito ricucisse questo rapporto ormai logoro".
Lo scontro sul gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, sta creando una frattura sempre più evidente tra chi chiede la sospensione del rapporto e chi, invece, teme che una simile scelta possa solo finire per isolare proprio le forze israeliane più impegnate per la pace.
Infatti come riportato sempre da Fiano sul sui social: "(…) Ecco voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre. È un’idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace. È un classico della semplificazione manichea, da una parte sta solo il male, dall’altra il bene. E con la prima parte bisogna recidere ogni rapporto. Come non averci pensato prima? (…)"