Si sono concluse con una richiesta di rinvio a giudizio le indagini preliminari che vedono come indagati 14 tassisti accusati di atti persecutori e diffamazione nei confronti della general manager di Uber Technologies per l’Italia, la società che tramite l'applicazione americana gestisce il trasporto auto privato in città. Secondo l'accusa, i tassisti, contrariati dall'approdo della piattaforma a Milano, nel 2015 avrebbero riempito di minacce e insulti la manager, costretta a cambiare le sue abitudini di vita per paura.

Per i pm gli indagati avrebbero creato un clima intimidatorio

Al termine delle indagini, gli inquirenti, coordinati dai pubblici ministeri Luca Gaglio e Antonia Pavan, hanno parlato di un vero "clima di intimidazione" a tal punto da "cagionare alla vittima un perdurante stato di ansia e paura, da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità". Per i due pm i fatti sarebbe gravi tanto da portare in fase dibattimentale i 14 tassisti. La decisione però ora spetta al giudice per l'udienza preliminare, fissata, dopo un primo rinvio, per il prossimo 13 aprile.

Nel 2015 per Milano erano apparsi striscioni di insulti contro la manager

I fatti risalgono al 2015 quando, secondo i pubblici ministeri, non bisognerebbe solo parlare di "aggressioni fisiche e verbali" ma anche di vari striscioni comparsi nelle vie di Milano con insulti e minacce contro la manager: tra questi anche quello con la scritta che definiva la donna una "pu…..". Al centro delle proteste era finito anche l'allora assessore Pierfrancesco Maran, responsabile nel 2015 di trasporti e mobilità al Comune di Milano.