Durante il primo lockdown il sindaco leghista di Merate Massimo Panzeri ha spiegato in diretta Facebook come raggirare il Dpcm ed evitare i controlli delle forze dell'ordine. Così alla domanda di un suo concittadino che ha chiesto se poteva andare in un negozio di elettrodomestici aveva risposto: "Se la fermano dica che sta andando a trovare un parente o un amico". E ancora a un altro: "Se la bloccano può sempre spiegare che sta andando a fare la spesa". Ora il primo cittadino del comune in provincia di Lecco rischia una condanna fino a 5 mesi di carcere per istigazione alla violazione delle norme. Ieri martedì 30 marzo il giudice dell'udienza preliminare Salvatore Catalano del Tribunale di Lecco lo ha rinviato a giudizio: la prima udienza è stata fissata al prossimo 8 novembre.

Il sindaco: Non c'è dolo, non c'è istigazione

Il sindaco Panzeri ha voluto spiegare che "a distanza di mesi, una delle due persone le cui domande mi hanno causato tutto questo, mi ha contattato e si è scusata, rammaricata, di avermi messo in difficoltà. Gli ho risposto di stare tranquillo. La colpa è solo mia che ho dato una risposta non appropriata". Poi Panzeri si difende così: "Il mio obiettivo era quello di aiutare i cittadini a comprendere le nuove restrizioni. La mia buona fede è testimoniata nella diretta Facebook ancora visibile in rete in cui sotto accusa sono finiti trenta secondi su 25 minuti complessivi di dialogo". Nei secondi sotto accusa aveva risposto a una persona con disabilità che chiedeva: "Non posso camminare. Sono rinchiuso in casa da due mesi, posso andare a fare un giro in auto?". Il sindaco ha risposto: "Non è opportuno, ma se la fermano piuttosto dica che sta andando a trovare un parente". E ancora, il sindaco tiene a precisare anche che "negli altri secondi ho ribadito l'importanza di seguire le regole. Ammetto che i due passaggi incriminati potevano essere affrontati con più cautela, ma di fronte a un disabile rinchiuso in casa da mesi mi sono trovato in difficoltà. Non c’era dolo, non c’era istigazione".