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Lombardia, situazione prevedibile ma la bomba Covid è tornata: “Ripetuti gli stessi errori”

La Lombardia è tornata al centro della pandemia di Coronavirus: non sono tanto (o solamente) i numeri di questi giorni a preoccupare, ma l’impennata di casi e ricoveri che si prevede a breve. A marzo l’assessore al Welfare Gallera aveva parlato del caso Lombardia come “una bomba esplosa all’improvviso”, ma adesso che non c’è nessuna “bomba” inaspettata i risultati (e i problemi) sono sempre gli stessi.
A cura di Giulio Cavalli
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In Lombardia le terapie intensive sono aumentate ieri di 25 unità, portando a 96 il totale dei pazienti in rianimazione, mentre sono 109 i nuovi ricoverati ordinari. Ma ormai lo sanno tutti: non sono i numeri di oggi a preoccupare medici e infermieri, la pandemia ci ha insegnato che l’allarme arriva dalla crescita veloce dei numeri e tutti sono d’accordo che bisogna prepararsi nei prossimi giorni a un’impennata che metterà sotto pressione il sistema sanitario. Ieri si è tenuto un vertice d’urgenza tra i primari delle terapie intensive e in alcuni ospedali, come il San Carlo, si comincia a faticare per incastrare i posti letto mentre le ambulanze sostano in fila fuori dal Pronto Soccorso.

Il professore dell’Università di Padova Andrea Crisanti, lo stesso che era stato celebrato da tutti per come aveva combattuto il virus in Veneto all’inizio della pandemia, lo ripete da giorni: ormai un po' dappertutto si sono persi i tracciamenti dei nuovi positivi e la situazione rischia seriamente di sfuggire di mano. Del resto, numeri alla mano, in tutta Italia sono solo 9.241 i tracciatori dei contatti dei nuovi positivi che dovrebbero, ogni giorno, avvisare e controllare circa 100mila persona ipotizzando una media di 15-20 contatti per ogni positivo. Farsi sfuggire i nuovi focolai non è più un rischio: è una certezza. La scorsa primavera il Governo aveva fissato la soglia minima di un tracciatore almeno ogni 10mila abitanti ma la previsione si è rivelata assolutamente insufficiente: a giugno erano 8.966 e oggi ce ne sono solo 275 in più. In Lombardia sono 1310.

Il problema lombardo sono sul territorio: mancano spazi e personale

Ma non è solo questo il problema lombardo: a maggio sono stati messi a disposizione 220 milioni di euro ma al di là dei 1.800 posti potenzialmente disponibili in terapia intensiva (rimane il nodo del personale che servirebbe, oltre alle attrezzature) i problemi sul territorio rimangono: non ci sono posti dove parcheggiare i pazienti a "bassa intensità" che non dovrebbero avere contatti con la famiglia (in primavera c’erano due grandi hotel milanesi mentre ora rimangono attivi l’ospedale militare di Baggio e quello dell’Aeronautica Militare a Linate). A Milano ci sono solo 14 medici delle Usca, le unità che dovrebbero controllare i malati a casa, mentre dovrebbero essere almeno 130. Servirebbero anche gli infermieri domiciliari a supporto (almeno 520 per l’area metropolitana milanese) ma queste figure non sono nemmeno state istituite.

Rozza: Stiamo ripetendo gli stessi errori

L’assessore Gallera a marzo aveva parlato del caso Lombardia come “una bomba esplosa all’improvviso” poiché proprio in Lombardia era cominciato tutto ma oggi, dopo tutti questi mesi a disposizione per prepararsi al nuovo impatto, viene difficile nascondersi ancora dietro al caso: perché la Lombardia continua a essere di gran lunga la regione messa peggio con i 2.664 casi di ieri? "Stiamo pedissequamente ripetendo gli stessi errori di marzo – dice a Fanpage.it Carmela Rozza, consigliera regionale del Pd – e non abbiamo giustificazioni. Non abbiamo attività di tracciamento, nella città metropolitana la situazione è addirittura peggiorata, avevamo gli alberghi e ora non ci sono più, senza tracciamento non abbiamo idea di quali siano i nuovi cluster di contagio. Si stanno trasferendo i pazienti a destra e a manca perché non ci sono ospedali ‘solo' Covid. Eravamo tutti d’accordo sul dovere di potenziare la medicina di territorio e invece mancano le Usca, dovevamo avere 520 infermieri e non ne abbiamo nemmeno uno e ora se ne prevedono solo 200 perché non sono stati fatti i concorsi nei tempi giusti".

Anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle sembra non avere dubbi: "Siamo ancora al centro della pandemia – dice Massimo De Rosa – Primo perché non si è attivata del tutto la medicina territoriale, le Usca sono meno di un quarto di quelle che servirebbero sul territorio. Non si sono ancora attivati i test rapidi nelle scuole, non si sono attivati i test rapidi di massa sulla popolazione, si basa ancora tutto sul tampone e non c’è stata tracciabilità durante l’estate e durante i mesi scorsi di chi rientrava, è stato tutto lasciato alla buona volontà delle persone. Questo non è sufficiente soprattutto nella regione che ha avuto il picco italiano dei casi Covid. E oggi ne paghiamo le conseguenze". Ora in Lombardia non c’è nessuna "bomba" inaspettata ma una situazione prevedibile e prevista, i risultati però sono sempre gli stessi. E ora, vedrete, finirà che è colpa dei cittadini, ancora.

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