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Le famiglie degli anziani morti di Covid al Trivulzio: “Emerse gravi condotte colpose, si faccia il processo”

L’Associazione Felicita e le famiglie degli anziani morti di Covid nel 2020 al Pio Albergo Trivulzio di Milano si opporranno all’archiviazione dell’inchiesta della Procura. Secondo i parenti delle vittime, ci sarebbero state “numerose e gravi condotte colpose” della dirigenza nella gestione dell’emergenza.
A cura di Enrico Spaccini
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L'Associazione Felicita e i familiari degli anziani morti per Covid-19 al Pio Albergo Trivulzio si opporranno alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Milano nei giorni scorsi. Secondo il pm Mauro Clerici, ci sarebbero "insuperabili carenze probatorie" per poter sostenere in sede di processo che "l'eccesso di mortalità" registrato tra gennaio e aprile 2020 possa essere attribuibile alla dirigenza della storica casa milanese di cura per anziani. Di diverso parere è Alessandro Azzoni, presidente dell'Associazione Felicita: "La perizia disposta dal giudice ha evidenziato numerose e gravi condotte colpose", ha dichiarato in una nota, "i risultati meritano di essere valutati in sede processuale". La richiesta è di disporre l'imputazione coatta di Giuseppe Calicchio, all'epoca direttore generale del Pat.

I risultati della perizia

Già nel 2021 la Procura di Milano aveva chiesto l'archiviazione delle indagini sugli anziani ospitati al Pat e deceduti per Covid-19 durante la prima ondata dell'epidemia, ritenendo che i numeri registrati fossero "nella media delle altre residenze sanitarie per anziani". La giudice per le indagini preliminari Alessandra Cecchelli, però, aveva deciso di respingere la richiesta e disporre nuovi accertamenti.

La perizia eseguita in incidente probatorio ha evidenziato un effettivo "eccesso di mortalità" al Pat, attribuendone un "20,41 per cento alle complicanze dell'infezione" da Covid-19. Secondo gli esperti, ci sarebbe stata una "carente fornitura dei dispositivi per la corretta adozione delle misure” di prevenzione e di “isolamento" che, così come "la mancanza di personale” erano “criticità, almeno nella prima parte della pandemia, presenti in gran parte delle strutture sanitarie” italiane. Tuttavia, sarebbe stata riscontrata una "tardiva applicazione delle procedure di protezione", cosa che potrebbero aver inciso "sulla propagazione del virus".

La Procura: "Insuperabili carenze probatorie", l'associazione: "Si vada a processo"

Secondo il pm Clerici, la perizia avrebbe fatto emergere "insuperabili carenze probatorie". Per la Procura, infatti, gli elementi acquisiti non sarebbero "idonei a sostenere un'ipotesi d'accusa in giudizio", come per esempio il fatto che in sei anni di indagini non è stato possibile individuare "il momento di ingresso" del Covid-19 nella struttura e che in quel periodo non si sapeva nemmeno "quali specifiche misure avrebbero dovuto e potuto essere adottate". Per questo motivo, la richiesta avanzata è quella di archiviare il fascicolo.

Richiesta che per i familiari delle vittime e per Felicita è "incomprensibile", poiché la perizia avrebbe "evidenziato numerose e gravi condotte colpose". Il presidente dell'associazione, Alessandro Azzoni, ha annunciato che si opporranno alla richiesta di archiviazione, chiedendo invece al gip l'imputazione coatta dell'ex dg Calicchio: "Dopo anni di attesa riteniamo necessario che le responsabilità emerse vengano accertate in un processo e continueremo a sostenere con determinazione l'azione dei familiari affinché verità e giustizia non vengano archiviate insieme a questa vicenda".

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