Lavora per anni come assistente scolastica con un diploma falso: 36enne condannata a risarcire 31mila euro

Una 36enne è stata condannata dalla Corte dei Conti della Lombardia a risarcire lo Stato per oltre 31mila euro. Stando a quanto emerso dai vari accertamenti, la donna per anni ha lavorato in diversi licei e istituti tecnici della città di Brescia come collaboratrice scolastica grazie a un titolo di studio che, in realtà, non aveva mai conseguito. In tutto avrebbe percepito più di 60mila euro di stipendi in modo indebito, ma i giudici hanno fissato il danno al 50 per cento in quanto quel lavoro non richiede "necessariamente competenze specialistiche elevate" e in tutti gli anni di servizio non ha mai ricevuto contestazioni di alcun tipo.
La vicenda è stata riportata dal Giornale di Brescia che, citando la sentenza, ha ripercorso le varie tappe che hanno portato alla sentenza della Corte dei Conti regionale. La 36enne era riuscita a entrare nel mondo del lavoro grazie alla "produzione di un titolo di studio falso", nel quale veniva riportato il conseguimento con il massimo dei voti, dichiarato al momento dell’iscrizione nelle graduatorie del personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario, un tempo chiamati bidelli). La dichiarazione era stata depositata nel 2017 e con questa la donna era riuscita a ottenere una serie di incarichi a tempo determinato, lavorando con continuità tra il 2018 e il 2022.
L'azione della Procura contabile è partita a seguito di alcuni controlli sulla veridicità dei titoli dichiarati e, parallelamente, è stato avviato un procedimento penale per falso e truffa. I giudici della Corte dei Conti non hanno avuto dubbi sulla responsabilità della 36enne, e nemmeno i suoi avvocati hanno contestato la falsità del titolo. Per quanto riguarda la valutazione del danno erariale, nei vari anni di lavoro la donna aveva percepito più di 60mila euro di stipendi. Tuttavia, al momento della sentenza, è stato tenuto conto del fatto che "le mansioni di collaboratore scolastico sono di estrema semplicità" e solitamente "non richiedono competenze specialistiche elevate". Inoltre, durante il servizio la 36enne non aveva ricevuto mai contestazioni o rilievi negativi.
Per questo motivo, il danno erariale è stato stimato pari al 50 per cento degli stipendi percepiti. La richiesta era di un risarcimento di 47mila euro, ma i giudici hanno stabilito che deve essere di 31mila euro (precisamente 31.332 euro), a cui andranno aggiunti gli interessi legali e le spese di giudizio.