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La storica Merceria Grassi a Milano: “Clienti anche dall’estero, spendono migliaia di euro in bottoni”

La Merceria Grassi a Milano è aperta da 80 anni e si trova in via Piero della Francesca. A Fanpage.it, i proprietari hanno spiegato come continua a essere un punto di riferimento per il quartiere.
A cura di Paolo Giarrusso
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La storica merceria Grassi a Milano
La storica merceria Grassi a Milano

Il viaggio di Fanpage.it tra le Botteghe Storiche di Milano e della Lombardia, fa tappa in via Pier della Francesca al civico 29  dove si trova la Merceria Grassi. Questa bottega aprì il 7 dicembre 1945, nel giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano. Grazie al duro e appassionato lavoro di Piera, sarta di grande talento, questo piccolo negozio, con una sola vetrina, riuscì a conquistare nel tempo una clientela affezionata.

Con il passare degli anni, anche il marito Elio si unì all’attività. Nel frattempo, il loro piccolo figlio Marco girava per il
negozio, iniziando a imparare i nomi di tutti quegli oggetti che, in una merceria, non dovrebbero mai mancare. Forse, senza rendersene pienamente conto, sapeva già che quella sarebbe stata anche la sua strada.

L’interno della merceria Grassi
L’interno della merceria Grassi

E fu proprio così. Negli anni, la merceria Grassi – dal cognome di Piera – divenne un punto di riferimento nel quartiere. Sarte e clienti privati vi entravano, trovando ispirazione tra mille proposte. Con il tempo, la merceria Grassi iniziò a conservare bottoni e pasamanerie, fino a creare uno degli assortimenti più vasti in Italia.

Oggi questa bottega racconta la storia di un mondo di cui restano pochi interpreti, ma che ha radici profonde nel tessuto culturale di Milano. Attualmente, l’attività è gestita dalla figlia di Marco, Katia e da suo figlio Riccardo. Ormai, la
quarta generazione familiare. Riccardo e Katia, li troviamo, attenti e reattivi, dietro al bancone.

Gli oggetti venduti all’interno della merceria
Gli oggetti venduti all’interno della merceria

Perché nel 2026 ha ancora o sempre più senso e importanza una merceria come questa?

Riccardo: Innanzitutto è una bellissima realtà di quartiere, che permette di dare nuova vita a ciò che già si ha. È un negozio che serve. C’è un’attenzione estrema alla persona, al cliente. Una consulenza totale per ogni richiesta. Noi
siamo al 100 per cento concentrati sulla persona. Non è quindi un negozio dove si entra e si esce velocemente, ma dove ci si ritaglia il proprio tempo per i propri problemi.

Le richieste saranno davvero le più disparate. Come riuscite ad affrontarle tutte?

Riccardo: Ci vuole un grande lavoro di ascolto e di pazienza. Noi abbiamo migliaia di articoli diversi e vendiamo sempre cose differenti. Non abbiamo mai le stesse richieste e quindi ci vuole tanta capacità di ascolto, tanta pazienza nel capire che, magari, non tutti sanno esprimersi con la terminologia giusta per questi articoli.

Ma come fate a capire, a ricordare dove sono i singoli articoli?

Riccardo: Noi sappiamo dov’è ogni singolo articolo. Inoltre, cerchiamo di offrire sempre tre o quattro alternative diverse, per la stessa tipologia di oggetto. È tutto nella nostra testa. Non ci si può improvvisare. Ed è forse il motivo per cui le mercerie, oggi sono sempre di meno. Non ci si può improvvisare merciai, ma è un mestiere che devi imparare.

Riccardo, merceria Grassi
Riccardo, merceria Grassi

Una delle richieste più strane?

Katia: La più fresca, ieri. È venuta una signora che ha chiesto un gancio per la poltrona. Lei mi sa dire che cos’è? Io no, non li ho mai visti. Ho provato a interrogarla in tutti i modi, ma alla fine ci siamo dovuti arrendere e se ne è andata.  Può succedere, soprattutto se la richiesta non ha un’adeguata spiegazione. Poi, si incontra anche il cliente maleducato. Una volta una giornalista disse: "Voglio un nastro rosso". Poteva essere una fettuccia, un nastro di raso, uno sbieco…

Mio padre chiese, per aiutarla: "Ma per che cosa le serve?" Risposta: "Quelli sono affari miei". Uno fa domande per sapere cosa dare, tra le migliaia di articoli che abbiamo.

Riccardo: Una delle cose più strane, è stata la richiesta di bottoni per una giacca, tutti di colore diverso, tutti diversi, uno dall’altro.

Clienti particolari o famosi?

Katia: Sono capitati degli attori. Noi, poi, lavoriamo molto con i costumisti Rai e Mediaset. All’epoca, era venuta Fiammetta Cicogna, in seguito Cesare Cadeo, la moglie di Diego Abatantuono, le costumiste di Barbara D’Urso. Poi ci sono clienti che, poco prima che entrino, alzi gli occhi al cielo e ti fai una mega iniezione di pazienza. Magari sai che ti fanno tirare fuori di tutto e che non compreranno nulla. Ti fanno perdere tanto tempo, ma tu non ti puoi esimere, pur conoscendo la fine di quell’incontro.

Katia, merceria Grassi
Katia, merceria Grassi

Clienti che hanno speso tanto?

Riccardo: È gente che lo fa di lavoro. Sono magari stranieri che hanno dei negozi, sartorie all’estero. Loro spendono tanto: migliaia di euro.

Katia: Ultimamente comperano moltissime serie di bottoni. Davvero tantissime.

Quanto conta la passione, in tutto quello che fate?

Katia: Se non ci fosse un minimo di passione, questo sarebbe davvero un mestiere terribile. Tale passione è partita da mia nonna. Io, da ragazza, avevo detto che qui non sarei mai venuta a lavorare. Poi ho iniziato l’università e aiutavo mezza giornata. Quando ho iniziato ad aiutare, ho cominciato a capire molte cose. Alla fine sono riuscita a servire i miei primi clienti. Il lavoro ha iniziato ad appassionarmi sempre di più perché è molto vario. Ogni cliente ha un’esigenza diversa.

Certo, è faticoso, a mano a mano che si va avanti, ma tant’è: è sorretto dalla passione. Di sicuro, c’è un grande nemico ed è la burocrazia. Ma sono i clienti che ti spingono ad andare avanti: almeno 15- 20 persone al giorno ci dicono: “Mi raccomando, non chiudete”.

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C’è quindi un futuro, per le botteghe storiche come la vostra?
Katia: Ora io sono tranquilla, perché qui a lavorare c’è anche mio figlio Riccardo. Il problema è: se un domani non c’è lui e non ci sono persone appassionate? Deve esserci qualcuno anche disposto al
sacrificio: il negozio ti vincola infatti a degli orari e ad affrontare regole, contabilità pressante e burocrazia. Adesso al futuro dopo mio figlio, non ci penso.

Riccardo: Mia madre è ancora giovane, io lo sono di più ancora. Questa non è, fortunatamente, la bottega storica con un ottantenne dietro al bancone.

Quanto conta, infine per voi il passaparola?
Katia: Conta, ma più di questo, è stato fondamentale mio figlio Riccardo, con Instagram. Per espandere la nostra attività, è stata vincente la pubblicità fatta da lui con Instagram.

Riccardo: Il passaparola funziona, ma la parte social è necessaria. È difficile, infatti, che il
passaparola travalichi il quartiere. I social, viceversa, arrivano ovunque.

Katia: Ultimamente vengono persone dall’estero e da fuori Milano, dopo averci visto su Instagram. Con una battuta, io dico che, prima di andare a vedere il Duomo o Il Cenacolo, vengono a visitare la Merceria Grassi.

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