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L’ex albergo Regina a Milano: luogo di tortura di ebrei, partigiani e oppositori del nazifascismo

Dal 13 settembre del 1943 al 30 aprile del 1945 l’allora albergo Regina, nel centro di Milano, venne requisito dai nazisti e divenne la sede della polizia di sicurezza del Reich, del servizio segreto delle famigerate Ss e dell’Ufficio IV B4, incaricato della persecuzione contro gli ebrei. Nell’elegante edificio che si trova in via Silvio Pellico vennero torturati e uccisi partigiani, oppositori politici ed ebrei. Dal 27 gennaio 2010 una targa affissa sulla facciata del palazzo ricorda il triste passato dell’ex albergo.
A cura di Francesco Loiacono
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Via Silvio Pellico è un'elegante e tranquilla via nel centro di Milano, a due passi dal Teatro alla Scala e dalla Galleria Vittorio Emanuele II. Al civico 7, dove oggi c'è la sede della Bank of China, alla fine dell'Ottocento sorse un lussuoso hotel, l'Albergo Regina & Metropoli. Dei fasti di quel palazzo, molto frequentato durante la Belle Époque, restano ormai pochi cenni: perché tutto fu oscurato da quanto avvenne all'interno di quell'edificio tra il settembre 1943 e l'aprile del 1945. Il 13 settembre del '43, pochi giorni dopo l'Armistizio, l'albergo Regina fu requisito dall'esercito tedesco. L'elegante edificio divenne la tetra sede della Sicherheitspolizei (la polizia di sicurezza, Sipo-Sd, che comprendeva anche la Gestapo e la polizia criminale, la Kripo), del Sicherheitsdienst, il servizio segreto delle famigerate Ss e dell’Ufficio IV B4, incaricato espressamente della persecuzione contro gli ebrei.

Nell'ex albergo Regina vennero torturati e uccisi ebrei, partigiani e oppositori politici

L'albergo, protetto da barriere di filo spinato e illuminato di notte dalle cellule fotoelettriche, ospitò al suo interno spietati gerarchi e ufficiali nazisti, come il colonnello Walter Rauff e il capitano Theodor Saevecke. Al suo interno i nazisti, con la collaborazione dei repubblichini, torturarono e uccisero ebrei, partigiani, oppositori politici. I famigliari di chi veniva catturato si recavano in pellegrinaggio all'albergo, con il terrore di venire a loro volta incarcerati e torturati: sfidavano la sorte per conoscere il destino dei propri cari, che molto spesso era ormai segnato. Dall'interno dell'albergo Regina, Saevecke fece partire l'ordine che portò all'eccidio dei 15 martiri di piazzale Loreto del 10 agosto 1944. Fino al 30 aprile del 1945 nel cuore di Milano rimase operativo questo "buco nero" che ingoiava chi credeva nei valori della libertà, dell'uguaglianza, della democrazia.

Una volta finita la guerra l'albergo riaprì come se non fosse successo nulla

Una volta terminata la guerra e ritornata, gradualmente, la normalità, accadde però qualcosa di ben più grave: l'oblio. "C'è un elemento terribile in questa vicenda – ha scritto Roberto Cenati, presidente dell'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) provinciale di Milano -. Terminata la guerra, l'Albergo Regina continuerà a svolgere la propria attività come se nulla fosse accaduto, sino alla fine degli anni sessanta. Per ben 65 anni Milano, capitale della Resistenza ha completamente rimosso il fatto che a due passi dal Teatro alla Scala si trovasse un luogo di morte e di sofferenza". A porre fine a questa "dimenticanza" fu proprio l'Anpi, che il 27 gennaio del 2010, a 65 anni dalla liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz, grazie anche al sostegno di una petizione fece apporre una targa sulla facciata di quello che era ormai diventato l'ex Albergo Regina. La lapide è sempre lì, a ricordare a tutti i milanesi e i turisti che vi passano cosa rappresentò quell'edificio per l'Italia e per l'intera umanità durante uno dei suoi periodi più bui. Perché, come ha ricordato Cenati, "la memoria, legata alla conoscenza storica vanno oggi più che mai tenute vive, non soltanto nel Giorno della Memoria, ma in tutti gli altri 364 giorni dell'anno".

Il testo della lapide

"Qui, dove era l'albergo Regina, si insediò il 13 settembre 1943 il quartiere generale nazista delle Ss a Milano. Qui furono reclusi, torturati, assassinati, avviati ai campi di concentramento e di sterminio antifascisti, resistenti, esseri umani di cui il fascismo e il nazismo avevano deciso il sistematico annientamento. Una petizione popolare ha voluto questa lapide per la memoria del passato, la comprensione del presente, la difesa della democrazia, il rispetto dell'umanità".

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