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La Maglieria Pisati a Milano, il negozio storico che resiste all’online: “Qui, i clienti cercano umanità”

“C’è un po’ di tutto. Più che altro, signore e signori in pensione. Vogliono scambiare qualche parola, proprio con il desiderio di ricevere uno spicchio di umanità”: a raccontarlo a Fanpage.it è Chiara, che gestisce la maglieria Pisati, bottega storica di Milano.
A cura di Paolo Giarrusso
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La bottega storica Pisati a Milano
La bottega storica Pisati a Milano

Ai confini con Chinatown a Milano si trova la Maglieria Pisati, bottega storica che, tra due anni, nel 2028, festeggerà il suo centenario di attività. Partita come merceria con nonno Cesare, il negozio ha continuato con mamma Isabella Pisati passando poi a Patrizia Pisati, mamma di Chiara, a cui ha passato ufficialmente il testimone. Patrizia, però, non resiste al richiamo della foresta e, spesso, è in negozio per dare una mano a Chiara. "Ho lavorato 14 anni in azienda. Non avevo intenzione di venire in negozio, all’inizio. Stare dietro a un negozio è davvero difficile. È vero che è tuo, ma è altrettanto vero che è difficile. Però, dopo il Covid, coi bambini, con mia mamma che ha avuto seri problemi di cuore, ho lasciato il mio lavoro e ho iniziato in negozio. I primi anni, ci aiutavamo un po' a vicenda. Poi si è accesa la passione e ho capito che stare qui, scegliere le cose da vendere, è molto bello. Mi è piaciuto, mi piace e sono contenta di avere fatto questa scelta", ha raccontato Chiara a Fanpage.it. 

Chiara, che adesso gestisce la maglieria storica Pisati
Chiara, che adesso gestisce la maglieria storica Pisati

In un'epoca di centri commerciali e ipermercati, su cosa puntate?

Patrizia: Sulla cortesia. Sulla pazienza, competenza e qualità. Sembra facile vendere un reggiseno, ma non lo è. Noi vogliamo dare molto in termini di accoglienza, consigli competenti, gentilezza. In un centro commerciale non trovi niente di tutto ciò. L'attenzione, la fidelizzazione a cui puntiamo non la si trova in un centro commerciale dove il cliente è solo un numero.

Chiara: Molte volte ci sono nostri clienti che, magari per una canottiera o un reggiseno, vengono qui. A volte ci dicono di avere preso quei capi altrove e sottolineano che dopo due tre o lavaggi sono da buttare via. I nostri invece durano di più. Cerchiamo di mantenere un alto livello dei prodotti che vendiamo. Inoltre assistiamo la cliente con la massima pazienza. Alcune le conosciamo da molti anni, persone che mi hanno visto nella carrozzina. Con loro facciamo due chiacchiere, spendiamo volentieri un po' della nostra empatia. Il nostro quartiere è come un paese: si sa tutto di tutti. Da quando ci sono io, arrivano anche le giovani, magari le figlie delle figlie, o amiche, che si passano la parola.

Passaparola e social. Cosa avete scelto per promuovervi?

Chiara: Quando ho preso in gestione il negozio, ho cambiato alcune cose: prima avevamo il telefono fisso, ora ho introdotto il cellulare con annesso Whatsapp. In questo modo avviso i clienti o invio le foto dei pigiami a persone che non si muovono molto da casa e che, a loro volta, mandano le badanti a prendere il capo in oggetto. Poi curo Instagram che, a dire la verità, c’è da due-tre anni. Le nostre signore o i nostri signori non usano molto i social, ma figli e nipoti sì. Ultimamente stiamo vedendo diverse donne sui 35-40 anni,  che non hanno tempo di andare a fare giri nei centri commerciali e che sanno di essere seguite da noi in un certo modo. Abbiamo anche le seconde generazioni, insomma.

Attenzione al cliente e personalizzazione mi sembrano le vostre armi più affilate…

Chiara: Certamente. Se ci sono esigenze particolari, ordiniamo le cose o vediamo con le clienti la migliore soluzione possibile. A differenza dell’online, le proviamo. Una cosa in più, ma che conta molto.

Ci sono mai stati clienti che avreste voluto che non fossero mai entrati?

Chiara: Ci sono persone un po' più difficili, magari (sorride, ndr). Ci carichiamo di pazienza, diciamo.

Patrizia: Diciamo che ci supportiamo bene. Quando lei non può essere in negozio vengo io. Perché, in fin dei conti, mi piace. Dal 1979 sono stata in questa bottega. Sono nata qui. I miei avevano l’appartamento qua, sopra il negozio.

Avete un cliente tipo?

Chiara: C'è un po' di tutto. Più che altro, signore e signori in pensione. Vogliono scambiare qualche parola, proprio con il desiderio di ricevere uno spicchio di umanità. Una signora si è trasferita in zona San Siro. Ogni due-tre mesi, passa di qui, prende i collant, scambia due chiacchiere e fa il giro della zona. Questo per dire che, anche chi si allontana, cambiando quartiere, sa che il capo particolare, da noi lo trova.

L’acquisto più strano che vi ricordate?

Patrizia: Gli uomini sono molto più indecisi. Magari, per non sapere né leggere né scrivere, di calze ne comprano una scatola.

Chiara: C’è gente che entra e dice: "Voglio una maglietta spalla stretta, nera". E poi esce con una a spalla larga, bianca. Questo è capitato più volte. L'uomo viene, ritorna e riprende le stesse cose. Sono queste le piccole stranezze che capitano. Qualche settimana fa, un signore voleva le calze di un certo tipo e ne ha prese tre scatole. C’è, invece, una signora che abita a Roma e ha preso dieci paia di mutande e un pigiama. C'è una signora che manda le canottiere di una certa marca, made in Italy, a sua madre in Australia. Sono piccole e grandi soddisfazioni, per noi. Come quando vengono qui e si raccomandano che non chiudiamo, ci fanno i complimenti, dicendoci che siamo rimasti in pochi.

Milano e questo quartiere che cosa rappresentano per voi?

Patrizia: Io sono nata qui e non mi sposterei mai. Mi piace questo quartiere, anche se un po’ degradato ultimamente. Chiara abita invece nella zona di viale Monza e vorrebbe riavvicinarsi, ma i prezzi delle case sono diventati impossibili.

Cosa rappresenta per voi la passione?

Patrizia: All'inizio è stata una necessità. Ero ormai pronta a fare la hostess, assunta da un tour operator, ma alla fine ho detto di no perché c'era bisogno di me in negozio. Poi, progressivamente, la passione si è fatta strada. Inoltre, il contatto col pubblico, mi è sempre piaciuto e qui non mancava.

Chiara: Per me la cosa è stata uguale. Io ho lavorato 14 anni in azienda. Non avevo intenzione di venire in negozio, all’inizio. Stare dietro a un negozio è davvero difficile. È vero che è tuo, ma è altrettanto vero che è difficile. Però, dopo il Covid, coi bambini, con mia mamma che ha avuto seri problemi di cuore, ho lasciato il mio lavoro e ho iniziato in negozio. I primi anni, ci aiutavamo un po' a vicenda. Poi si è accesa la passione e ho capito che stare qui, scegliere le cose da vendere, è molto bello. Mi è piaciuto, mi piace e sono contenta di avere fatto questa scelta.

Le Botteghe storiche, secondo voi, che futuro hanno?

Patrizia: Secondo me hanno un futuro molto roseo, ma sono assai prudente nell'affermarlo. Devo dire che, adesso, la gente sta tornando alle Botteghe Storiche.

Chiara: La gente ha capito che avere anche il negozio di fiducia, sotto casa, è un bene. Anche rispetto all'online. Ieri è venuta una ragazza che con Amazon aveva preso dei tubolari che non andavano bene. Qui ha trovato quelli che voleva, li ha provati e li ha presi. L'online è il vero nemico, in seconda battuta ci sono i centri commerciali. In entrambi i casi, è il prezzo a cui tutti guardano. Noi, bene o male, lavoriamo. Magari a periodi. Sarebbe davvero un peccato, un giorno, chiudere.

Beh, per il presente ed il futuro c’è Chiara…

Chiara: Sì, io e, chissà, magari un giorno, mia figlia. (ride divertita, ndr.). Vedremo. Anche se lei ha detto che vuole fare la cuoca.

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