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Ispezione al Cpr di via Corelli a Milano, parte la diffida al sindaco Sala: “Va chiuso, è un luogo disumano”

Dopo l’ennesima ispezione all’interno del Cpr di via Corelli a Milano, è stata inviata una nuova diffida al sindaco Beppe Sala per chiedere la chiusura del Centro perché ritenuto un luogo “disumano” dove “le persone sono trattate come animali”.
A cura di Giulia Ghirardi
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L’esterno del cpr di via Corelli a Milano
L’esterno del cpr di via Corelli a Milano

A seguito dell'ispezione svolta questa mattina, venerdì 10 aprile, all'interno del Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di via Corelli, l'europarlamentare Cecilia Strada, i consiglieri regionali Onorio Rosati, Luca Paladini e Paolo Romano e la consigliera del Municipio 3 Rahel Sereke hanno inviato una diffida al sindaco di Milano Giuseppe Sala per chiedere la chiusura del Cpr di Milano perché considerato un luogo "disumano" dove "le persone sono trattate come animali".

Una denuncia che non arriva nel vuoto, ma si inserisce in un quadro più ampio di segnalazioni, già documentato da Fanpage.it attraverso, per esempio, la storia di Alì, che ha raccontato la vita all'interno del Cpr di Milano, parlando di "torture e privazioni", contribuendo a rendere visibile ciò che da anni associazioni, avvocati e garanti denunciano: un sistema segnato da condizioni estreme e una sistematica violazione dei diritti fondamentali.

L'ispezione nel Cpr di via Corelli

È in questo contesto che si inserisce l'iniziativa dei rappresentanti istituzionali, maturata dopo l'ennesima visita ispettiva. "La situazione all’interno dei Cpr è sempre più insostenibile, non si può più rimanere a guardare", ha commentato Onorio Rosati, chiedendo un'assunzione di responsabilità immediata da parte delle istituzioni. "Serve agire velocemente per chiudere questi Centri di detenzione illegali che rappresentano una ferita aperta per la città di Milano".

Dalla visita sarebbero, infatti, emerse criticità note: tensioni costanti, episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio, difficoltà nell'accesso alle cure e all'assistenza legale. Elementi che, secondo i firmatari, confermerebbero un quadro incompatibile con i principi sanciti dalla Costituzione e dallo Statuto del Comune di Milano. "Rappresentare le istituzioni vuol dire anche stabilire quali linee non possono essere superate", ha sottolineato Luca Paladini. "E quelle linee coincidono con il rispetto dei diritti umani che i Cpr calpestano già nel loro esistere".

Le persone che hanno preso parte all’ispezione nel Cpr di Milano, da sinistra a destra: i consiglieri regionali Onorio Rosati e Paolo Romano, la consigliera del Municipio 3 Rahel Sereke, il consigliere Luca Paladini e l’europarlamentare Cecilia Strada
Le persone che hanno preso parte all’ispezione nel Cpr di Milano, da sinistra a destra: i consiglieri regionali Onorio Rosati e Paolo Romano, la consigliera del Municipio 3 Rahel Sereke, il consigliere Luca Paladini e l’europarlamentare Cecilia Strada

Parole che si scontrano con quanto sta accadendo a livello nazionale. Proprio mentre era in corso l'ispezione in via Corelli è stato bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato il disegno di legge sull'immigrazione approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 11 febbraio, un passaggio tecnico che apre la strada all'iter parlamentare del provvedimento. Il testo, oltre a introdurre nuove misure restrittive, interviene anche sul sistema dei Cpr, prevedendo la possibilità per i trattenuti di utilizzare soltanto telefoni senza telecamera. Una misura che – di fatto – non fa altro che legittimare ulteriormente un sistema che sembre puntare a rendere i Cpr dei veri e propri buchi neri in uno Stato che, almeno sulla carta, dovrebbe essere "di diritto".

Da qui la scelta di alzare il livello dello scontro politico. Con la diffida, i firmatari chiedono al sindaco di attivarsi formalmente presso il Ministero dell'Interno per la chiusura del Cpr di via Corelli. Giuseppe Sala ora avrà 90 giorni per decidere se farsi promotore di questa richiesta. Nel frattempo, partirà una raccolta firme pubblica per sostenere l'iniziativa e prendere una posizione concreta contro un sistema, quello dei Cpr, che ancora oggi, nel 2026, continua ad accumulare denunce per "violenze, torture" e una sistematica "violazioni dei diritti umani" delle persone trattenute al suo interno.

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