Un chilo e 100 grammi. Questo il peso di un neonato che è stato operato al cuore – e salvato – dai medici dell'ospedale Niguarda di Milano. Un intervento chirurgico finora unico in Italia: si tratta del paziente più piccolo, per quanto riguarda il peso, mai sottoposto a correzione transcatetere in Italia. Per salvargli la vita, i cardiologi pediatrici dell'ospedale milanese hanno utilizzato un mini catetere: il device, con lo stesso diametro di uno spaghetto, è stato inserito mediante una puntura e dalla vena femorale ha raggiunto l'arteria polmonare e poi, attraverso il dotto arterioso di Botallo, l'Aorta.

Cos'è il dotto di Botallo e a cosa serve

A questo punto serve forse una piccola spiegazione per i non addetti ai lavori. Il dotto arterioso di Botallo è una sorta di "tubicino" presente nei feti, che connette le arterie polmonari con l'aorta. Quando il bimbo è nel grembo materno i suoi polmoni non funzionano: il dotto dunque serve per togliere il sangue che arriva nelle arterie polmonari e portarlo nell'aorta discendente, e quindi nella placenta materna, dove viene ossigenato, garantendo la corretta circolazione nel feto. Il dotto di Botallo normalmente si chiude subito dopo la nascita, in quanto la sua parete è sensibile all'ossigeno. Ma vi sono casi, specie in neonati prematuri, in cui rimane totalmente o parzialmente aperto e deve essere dunque richiuso chirurgicamente. "Il dotto se rimane aperto può creare problemi alla perfusione degli altri organi fino ad arrivare allo scompenso cardiaco – ha spiegato in una nota Stefano Martinelli, Direttore della Terapia Intensiva Neonatale di Niguarda -. La terapia di scelta per la chiusura è farmacologica ma in alcuni casi non funziona e necessita pertanto l’intervento cardiochirurgico".

Si tratta appunto dell'operazione effettuata sul neonato "piuma" con la metodica "con catetere transcutaneo che è molto meno invasiva e molto meglio tollerata da questi neonati molto piccoli e altamente instabili – ha proseguito Martinelli -. Inoltre da qualche anno abbiamo introdotto una nuova modalità di monitoraggio anch’essa non invasiva, la cardiometria elettrica, che si protrae per tutte le fasi della procedura e nelle 24 ore successive. Questo ci consente di valutare in continuo la stabilità emodinamica dei neonati e di intervenire con la terapia farmacologica, se necessario”.

L'intervento era già stato eseguito su altri otto neonati, ma mai così piccoli

L’intervento portato a termine nelle sale di emodinamica di Niguarda da un team multidisciplinare composto da cardiologi pediatrici, anestesisti, tecnici di radiologia, neonatologi e infermieri non è stato il primo con questa nuova metodica del catetere transcutaneo, introdotta proprio al Niguarda nel 2019 e con la quale sono stati già trattati altri otto neonati provenienti anche da altre Terapie intensive neonatali. Una volta che il mini catetere ha raggiunto la propria sede, dal device "è stato rilasciato un dispositivo auto-espandibile che è andato a tappare il dotto arterioso aperto", come ha spiegato il cardiologo pediatrico di Niguarda Giuseppe Annoni.

L'operazione è perfettamente riuscita

L’operazione è perfettamente riuscita, non ha presentato criticità. Già il giorno dopo il piccolo è tornato alla Terapia intensiva neonatale del Policlinico di Milano per proseguire le sue cure. "Il bimbo ora sta bene – ha detto Fabio Mosca, Direttore della Terapia intensiva neonatale del Policlinico di Milano – e anche se lo attende ancora un lungo percorso possiamo senz'altro dire che il peggio è passato. La nostra esperienza nelle cure intensive è tra le migliori d'Europa e ci permette di gestire in tranquillità casi complessi come il suo. Ogni anno gestiamo la nascita e l'assistenza per circa 1.000 neonati con problemi, di cui 150 bimbi sotto 1,5 chili di peso: un dato che rappresenta la migliore garanzia e tranquillità per la mamma e per il suo bimbo".