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“Ingoiano lamette per uccidersi”: il racconto di un soccorritore che è entrato nel Cpr di via Corelli a Milano

Fanpage.it è riuscita a mettersi in contatto con un soccorritore che più volte è entrato nel Cpr di Milano per assistere i trattenuti. Nel suo racconto parla di abusi, carenze sanitarie e gesti estremi.
A cura di Giulia Ghirardi
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L’ingresso del Cpr di via Corelli a Milano – Credits: Fanpage.it
L’ingresso del Cpr di via Corelli a Milano – Credits: Fanpage.it

Entrare nel Cpr di via Corelli, a Milano, è praticamente impossibile. In più, anche le testimonianze che arrivano dall'interno, dai trattenuti, sono rare e frammentarie, spesso filtrate da versioni ufficiali, o taciute per paura di ripercussioni esterne. Nonostante questo, Fanpage.it è riuscita a parlare con un soccorritore sanitario, volontario in ambulanza, che negli ultimi anni più volte è entrato all'interno del Cpr di via Corelli per prestare soccorso ai trattenuti che, spesso, "ingoiano lamette per uccidersi".

"Ho deciso di parlare dopo aver visto la vostra inchiesta", ha esordito Luca (nome di fantasia) a Fanpage.it, ricordando "La vita nel Cpr di Milano disegnata da Alì", pubblicata qualche giorno fa. "Sono preoccupato, ma ho capito che parlare di quello che accade lì dentro è l'unico modo per cambiare le cose. Ecco cosa ho visto".

Il Cpr di via Corelli a Milano
Il Cpr di via Corelli a Milano

Il racconto del soccorritore: l'ingresso nel Cpr di Milano

"Abbiamo un telefono di servizio dove arrivano le richieste di intervento", ha esordito Luca a Fanpage.it. "Solitamente quando ci chiamano dal Cpr in ambulanza ci sono due soccorritori, addestrati al primo soccorso. Il soccorritore capo squadra e l'autista. Di sera può capitare che ci sia anche un terzo soccorritore, ma il più delle volte siamo soltanto in due".

Una volta davanti all'ingresso del Cpr, "entriamo con l'ambulanza, oltrepassando la sbarra che si vede nel vostro servizio sul Corelli", ha continuato a raccontare il soccorritore, facendo riferimento alle riprese che compaiono nell'inchiesta di Fanpage.it. "Lì ci sono le camionette delle forze dell'ordine. Poi, oltre c'è una specie di anticamera con gli agenti che si occupano dei controlli con uno scanner manuale".

Ancora più avanti, "c'è un portone blindato e, dietro, una saletta d'attesa con alcune sedie e altri portoni blindati. Sulla destra c'è la direzione, sulla sinistra alcuni uffici e l'infermeria", ha aggiunto Luca prima di specificare di non aver mai visto le sezioni. "Ci fanno stare solo nella parte del Cpr ‘istituzionale', quella degli uffici", ha riferito. "La prassi è spostare i trattenuti in quest'area". Questo, secondo il soccorritore, accadrebbe anche quando si verificano liti durante le quali "i trattenuti sbattono la testa". Tuttavia, "quando ci sono traumi le persone non vanno spostate. Eppure accade. Dicono che è per la nostra sicurezza", ha rincarato Luca. "Ma io credo sia perché non vogliono farci vedere il degrado che c'è lì dentro".

Ci sono periodi poi in cui le chiamate al numero di emergenza aumentano improvvisamente. Questo accade soprattutto "verso fine mese, ogni 3-4 mesi". "È il periodo in cui rimpatriano", ha raccontato ancora Luca a Fanpage.it, spiegando che in quelle giornate "capita spesso" che le persone trattenute "ingoiano cose non commestibili come sassolini, bottoni, a volte anche lamette, che sono le più pericolose". Gesti estremi, disperati, che hanno un'unica logica: "Morire o finire in ospedale, uscire, anche solo per poche ore, dal Cpr". Tuttavia, nella maggior parte dei casi, "non capita né l'una né l'altra", perché con le cose che ingoiano "non riescono a ferirsi quanto vorrebbero".

L'infermeria, un luogo "desolato"

L'infermeria del Cpr di via Corelli è "desolata". "Non c'è quasi mai nessuno e, anche quando c'è, raramente sa qualcosa delle condizioni dei trattenuti", ha esordito Luca, parlando di quest'area del Centro. Stando al suo racconto, infatti, nonostante l'emergenza costante, l'organizzazione sanitaria interna apparirebbe fragile, se non inesistente. "Mi è capitato che uno dei trattenuti dovesse assumere alcuni farmaci molto importanti per l'epilessia. Avrebbero dovuto assicurarglieli, invece era settimane, se non mesi, che non gli venivano dati. È grave perché si tratta di farmaci salvavita".

Oltre a ciò, stando alla testimonianza del soccorritore, in più occasioni sarebbero stati chiamati in ambulanza per "medicazioni banali" che "potevano essere fatte in infermeria", segno – a suo avviso – della "mancanza anche dei materiali di medicazione più basilari". Una volta, per esempio, Luca ha raccontato di essere stato chiamato in Cpr per una colluttazione. "Al trattenuto serviva del ghiaccio", ha spiegato Luca a Fanpage.it. "Quando siamo arrivati ci hanno detto di darglielo perché loro non lo avevano in infermeria".

Altre volte, invece, è capitato che "molti si lamentassero per il cibo, dicevano che era avvelenato, scaduto e ammuffito", ha aggiunto il soccorritore. "C'è stato un periodo in cui andavamo e avevano sempre tutti la dissenteria proprio per colpa di quello che mangiavano".

La disperazione dentro il Cpr

Dentro il Cpr di via Corelli è pieno di anziani. "Sono calmi, stanno quasi sempre seduti, senza speranza, passano giornate intere senza sapere cosa ne sarà di loro", ha ricordato il soccorritore, preoccupato per la loro condizione. "Durante un intervento mi sono fermato a parlare con uno di loro, gli ho chiesto perché si trovasse lì. Mi ha detto che gli erano solo scaduti i documenti. Aveva fatto la prenotazione per rifarli, ma nel frattempo, è stato fermato con i documenti scaduti e, per questo, portato lì". Una volta dentro il Cpr, nessuno "si è preoccupato di informarlo sul suo futuro. Ha passato mesi lì dentro senza sapere cosa ne sarebbe stato di lui solo perché era in attesa di rifare i documenti".

È proprio a causa di questo stato di "abbandono e disumanità" che le persone, spinte dalla disperazione, tenterebbero di uccidersi. "Per farlo ingoiano qualsiasi cosa", ha riferito Luca. "Se sopravvivono, però, tornano in Cpr. Al loro rientro vengono perquisiti per evitare che portino con sé oggetti dall'esterno. È capitato che qualcuno abbia rubato delle forbicine dal pronto soccorso. Non lo fanno per combattere le guardie armate, è rubare per tagliarsi e avere di nuovo modo di uscire. Da fuori la gente non ci crede, eppure è proprio così", ha concluso Luca a Fanpage.it.

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