Inchiesta stadio San Siro, la Procura analizzerà i telefoni degli indagati con 150 parole chiave

Le conversazioni presenti nei cellulari delle nove persone indagate nell'ambito dell'inchiesta di turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio, sulla vendita dello stadio San Siro a Milano partita dopo una serie di esposti che chiedevano di verificare le procedure di compravendita, saranno analizzate attraverso 150 parole chiave. Solo in questo modo, sarà possibile per i magistrati della Procura di Milano capire che tipo di accordi vi siano stati tra gli attori coinvolti nell'affare. In questo modo, sarà possibile valutare eventuali condotte illecite.
Per la Procura ci sarebbero state "costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti" che avrebbero "turbato il procedimento amministrativo" che ha poi portato alla "determinazione del contenuto dell'Avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse" per la vendita dello stadio e delle aree circostanti. Avviso che è poi andato deserto. Un esito che per la Procura era scontato, considerato che diverse Delibere, prima di venire discusse in Giunta, venivano condivise con i dirigenti di Inter e Milan.
I dispositivi dell'ex assessore all'Urbanistica Giancarlo Tancredi e di Ada Lucia De Cesaris (ex assessora e consulente dell'Inter) insieme a quello di Simona Collarini, come spiegato nel decreto di perquisizione e sequestro firmato dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi due giorni fa, erano già stati sequestrati e analizzati nell'ambito dell'inchiesta sull'urbanistica. Ora però sembrerebbe "evidente la necessità di attualizzare l'esame del contenuto delle relative comunicazioni fino alla stipula del contratto di compravendita". I cellulari delle tre persone citate precedentemente non saranno gli unici a essere analizzati. Potrebbero essere vagliati anche quelli dei consulenti ed ex manager delle due squadre, che non sono mai stati sequestrati finora.

Al momento, stando a quanto riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, sembrerebbe che Christian Malangone, direttore generale del Comune di Milano, non abbia voluto accendere il computer del suo ufficio e fornire alla Guardia di Finanza le password del dispositivo e di quelle del cellulare aziendale. Ovviamente, la scelta – che è stata consigliata dal suo avvocato Domenico Aiello – è legittima.

A ogni modo, per la Procura ci sarebbero state costanti "interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti" tra Comune e società che sarebbero iniziate dalle "fase genetica" del procedimento e fino a stabilire "il contenuto" dell'Avviso Pubblico.
Per questo saranno fatti accertamenti anche su tutti i documenti acquisiti negli uffici della società compartecipata da Milan e Inter, cioè la M-I Stadio. Tra gli atti, spunta anche un messaggio dell'ex Ceo Corporate dell'Inter, Alessandro Antonello, che il 7 giugno 2022 informerebbe Tancredi di una lettera "a firma congiunta tra lui e Scaroni", cioè il presidente del Milan che non è indagato, in cui informavano il Comune che il dossier sul progetto da presentare, durante il dibattito pubblico, era "in corso di preparazione".
Dopo un anno circa, i due club "erano impegnati nella ridefinizione dei loro assetti proprietari". Ad agosto 2024, infatti, sono entrati altri soggetti sulla scena. E infatti iniziano a esserci contatti tra i fondi Oaktree e Redbird, proprietari poi di Inter e Milan, e il Comune. Nello specifico inizierebbero a esserci interlocuzioni tra Antonello, Mark Van Huukslot (procuratore dell'Inter tra il 2018 e marzo 2025) e De Cesaris per l'Inter, Scaroni per il Milan e Christian Malangone (direttore generale di Palazzo Marino) e Tancredi per il Comune. In uno dei messaggi incriminati, Van Huukslot scriverebbe a De Cesaris: "Questa mattina ci hanno fatto vedere la Delibera, abbiamo cercato di aggiustare alcune cose". Modifiche che sarebbero poi state confermate in un incontro tra De Cesaris e Tancredi.