Ilaria Parimbelli morta per encefalite erpetica non diagnosticata, medico del pronto soccorso condannato a 2 anni

Il Tribunale di Bergamo ha condannato, in primo grado, Francesco Bagnolo a 2 anni di reclusione per omicidio colposo. Il medico 63enne, ormai in pensione, il 23 settembre 2019 aveva dimesso dal pronto soccorso di Zingonia l'allora 26enne Ilaria Parimbelli sostenendo che avesse solo una crisi d'ansia. Tre giorni più tardi, all'ospedale Papa Giovanni XXIII le era stato diagnosticato un herpes encefalico, quando ormai era troppo tardi. Entrata in coma, la malattia rese Parimbelli invalida al 100 per cento e, dopo due anni in stato vegetativo, morì a 28 anni l'1 agosto 2021. Secondo l'accusa, che aveva chiesto una pena a 18 mesi, la ragazza poteva essere salvata e Bagnolo avrebbe dovuto disporre una tac e chiedere un consulto neurologico.
Le dimissioni per "crisi d'ansia" e l'encefalite erpetica
Stando a quanto ricostruito dalle indagini coordinate dalla pm Maria Esposito, Parimbelli si era presentata al pronto soccorso Policlinico San Marco di Zingonia con febbre, forte cefalea, allucinazioni uditive e visive, nausea e vomito. Bagnolo, che aveva preso in carico la ragazza da un altro medico a fine turno, l'aveva dimessa consigliandole di evitare attività che potessero provocarle stress perché non aveva altro che una "crisi d'ansia".
Quattro giorni dopo, però, la famiglia della 26enne di Dalmine si era rivolta al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove in poche ore le avevano diagnosticato una encefalite erpetica. Qualche giorno dopo Parimbelli era entrata in coma. La malattia la rese invalida al 100 per cento e, dopo due anni in stato vegetativo, l'1 agosto 2021 morì.
Le accuse a Bagnolo e la condanna in primo grado
Secondo l'accusa, Bagnolo quel giorno avrebbe dovuto disporre una tac e chiedere un consulto neurologico. Per la pm Esposito, uno specialista "avrebbe disposto un elettroencefalogramma, che con elevatissima probabilità avrebbe fatto evolvere il quadro clinico in modo diverso". Inoltre, al 63enne ormai in pensione viene contestato anche il non aver somministrato a Parimbelli l’Aciclovir, un farmaco per l’herpes che quando le venne dato aveva prodotto effetti positivi, ma ormai era troppo tardi.
Ieri, mercoledì 25 febbraio, la giudice Donatella Nava del Tribunale di Bergamo ha condannato Bagnolo a 2 anni per omicidio colposo, con pena sospesa e non menzione. Il 63enne, insieme all'Istituto Ospedalieri Bergamaschi responsabile civile, dovranno pagare una provvisionale complessiva di 1.187.050 euro per i danni patrimoniali e morali alle parti civili (mamma, papà e fratello della vittima, rappresentati dall'avvocato Oliviero Mazza), oltre al risarcimento da definire in sede civile.
La Procura aveva chiesto 18 mesi, quindi 6 mesi in meno rispetto a quanto stabilito dal Tribunale, perché come dichiarato anche dall'avvocato Mazza: "Ilaria poteva essere salvata". Il legale Massimo Cordiano, che difende l'imputato, aveva chiesto l’assoluzione.