Il Tribunale risequestra il cantiere di viale Papiniano a Milano: “Il titolo non era idoneo, nessuna buona fede”

Il costruttore e il direttore dei lavori nel cantiere di viale Papiniano 48, nel centro di Milano, sapevano "che il titolo edilizio non era idoneo" alla realizzazione di una torre da otto piani al posto di un laboratorio da due, tuttavia avrebbero comunque "ritenuto di iniziare e proseguire l'opera". Per questo motivo, il Tribunale del Riesame ha disposto il sequestro preventivo del cantiere come richiesto dalla Procura e respinto la tesi della "buona fede" ipotizzata dalla giudice per le indagini preliminari Sonia Mancini.
Il progetto di viale Papiniano 48
Secondo i pm Giovanna Cavalleri, Luisa Baima e l'aggiunto Paolo Ielo, i lavori di viale Papiniano 48 sarebbero stati "indebitamente qualificati come opere di ristrutturazione anziché interventi di nuova costruzione", sulla base di una autocertificazione Scia, e non "di un permesso di costruire preceduto dall'emanazione di un piano attuativo" con annessi servizi. Si tratta dell'ennesima inchiesta sull'urbanistica di Milano che, in questo caso, vede indagati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva il direttore dei lavori Mauro Colombo e Salvatore Murè, legale rappresentante e amministratore unico della Papiniano 48 srl e della Murè Costruzioni srl.
La Procura aveva disposto il sequestro d'urgenza lo scorso novembre, ma non era stato convalidato. Secondo la gip Mancini del Tribunale di Milano, infatti, i due indagati erano in "buona fede" di fronte a "prassi comunali altalenanti", prima "reclamate" dall'amministrazione comunale milanese e poi "rinnegate" solo per "motivi di opportunità" con le indagini in corso.
Il ricorso al Riesame: "Buona fede invocata solo dopo vantaggi economici"
A dicembre, però, i procuratori avevano fatto ricorso contro la decisione della gip, sostenendo che da parte dei due indagati non sarebbe accettabile alcune "ignoranza" in merito alle normative sui progetti edilizi, in quanto "operatori economici esperti". Secondo l'accusa, avrebbero invocato la propria "buona fede" solo dopo aver tratto "vantaggi economici".
I giudici del Riesame, Carla Galli, Andrea Nosenzo e Teresa Guadagnino, hanno supportato la tesi della Procura, affermando che la società costruttrice "ben sapendo che il titolo edilizio non era idoneo, o comunque non essendo certa della idoneità del titolo" aveva "ritenuto di iniziare e proseguire l'opera", nonostante fosse consapevole che i lavori di viale Papiniano necessitassero di un piano attuativo. In sostanza, la tesi della "buona fede" non sarebbe ammissibile da parte degli indagati, in quanto lo stesso Comune aveva già comunicato al costruttore l'illegittimità del titolo edilizio.